giro di giostra -

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Il colpo era andato da schifo. Gimmi e Carmine Miccio, Ciccio Scarnecchia e Vinicio Lomonco erano entrati nel supermercato a viso scoperto e armi in pugno, sparando in aria un paio di colpi tanto per terrorizzare gli ultimi clienti alla cassa, avevano arraffato i contanti e se l’erano filata in meno di sette minuti. Un record. Anche il bottino, ad occhio e croce una decina di mila euro, a spartirlo in quattro, era pure sempre un bel gruzzoletto. Niente male per un lavoretto semplice e pulito, senza intoppi.
Quasi senza intoppi.
Prima di uscire dal supermercato Carmine Miccio aveva sparato altri due colpi in aria, quindi si era infilato un pacco da dodici di carta igienica sotto braccio, ed era corso in macchina con tutti gli altri.
“Che ci devi fare con quella?” Gli aveva urlato il fratello Gimmi, mentre schiacciava l’acceleratore e se la filavano sgommando dal parcheggio.
“A casa è finita” Aveva risposto Carmine, poi con un sorriso aveva aggiunto: “Visto che eravamo lì…”
Gimmi aveva scosso la testa senza dire più nulla. Suo fratello era un cretino di prima categoria, ma non poteva sparargli perchè aveva promesso alla madre, in punto di morte, che si sarebbe preso cura di quello scimunito. Comunque il colpo era riuscito, meglio non farsi il sangue amaro per una stupidata. Dopo pochi chilometri imboccarono una via buia, percorsero un centinaio di metri sterrati, abbandonarono l’auto rubata e salirono sulla macchina di Gimmi Lopacco, una Fiat Punto rossa con cappotta in telo grigia nuova di pacca.
Senza mai superare i limiti di velocità avevano imboccato l’autostrada verso Milano, sotto una pioggia battente. Gimmi controllò l’orologio. Tra una quindicina di minuti avrebbe lasciato Vinicio a casa, poi avrebbe scaricato Ciccio Scarnecchia e quindi sarebbe andato a casa con suo fratello Carmine. Guidava con prudenza, dato che non era il caso di rischiare un incidente con delle armi e due buste piene di soldi nel cofano. Diede una rapida occhiata a suo fratello, che al suo fianco, dormiva con un espressione beata stringendo il pacco di carta igienica. Quasi gli fece tenerezza, quello scimunito.
Stavano quasi per parcheggiare sotto casa di Vinicio Lomonco quando un telefonino squillò. Gimmi Lopacco sparò una bestemmia.
“Ho detto mille volte che noni si porta il telefonino dietro, durante un colpo! di chi è il telefono?”
Chiese, scrutando dallo specchietto retrovisore i due seduti dietro, Ciccio Scarnecchia e Vinicio Lomonco. Nessuno dei due rispose. Il telefonino continuò a suonare insistentemente.
“Almeno rispondete, che cazzo!”
“Io non ho il telefonino” Rispose Ciccio Scarnecchia, quindi fissò il suo vicino di posto. Con fare imbarazzato, Vinicio Lomonco tirò fuori dalla tasca il telefonino, osservano lo schermo illuminato per una manciata di secondi.
“E’ mia moglie” Disse, quasi scusandosi, quindi rispose.
“Pronto,ti avevo detto di non chiamarmi oggi. Sono in riunione!” Disse.
“Cretino, ma quale riunione, sarai in giro con quei falliti dei tuoi amici…” Rispose la moglie. Tutti sentirono. Vinicio si accorse di essere in viva voce, cercò di disattivarla, ma un dosso gli fece saltare il telefonino dalle mani che finì sotto il sedile di Carmine Miccio.
“Minchia!” farfugliò Vinicio, chinandosi e tastando sotto il sedile, cercando di prenderlo.
“A chi dici le parolacce? Stasera a casa ne discutiamo!” urlò la voce della moglie da sotto il culo di Carmine Miccio. Vinicio muoveva la mano a tentoni cercando di afferrare il telefonino, ma niente da fare, non riusciva a trovarlo.
“Vinicio, ci sei? mi vuoi rispondere?” Urlò la moglie.
“ma che cazzo!” rispose Vinicio
“Buttana miseria!” Esclamò Gimmi Miccio.
“Uff..” Sbuffò Ciccio Scarnecchia.
“Ronf.” Russò Carmine Miccio.
“Vinicio, rispondi, pezzo di cretino!” Gridò la moglie, così forte da svegliare Carmine Miccio, che preso alla sprovvista, pensando di essere circondato dalla Polizia alzò le braccia al cielo in segno di resa, sfondando la cappotta in tela della Fiat Punto.
Gimmi Miccio tirò un’altra bestemmia e accostò di colpo alla sua destra, infilandosi una piazzola provvidenziale. Carmine Miccio, le braccia tese in aria fuori dalla macchina, si girò verso suo fratello, rimanendo tutti e due a bocca aperta, senza dire una parola per un tempo indefinibile, quindi lentamente sfilò le braccia dai buchi della cappotta. La pioggia iniziò a entrare in macchina copiosa, inondandolo alle spalle, sulle gambe, creando una pozza ai suoi piedi.
Solo una voce si sentiva in macchina, quella di Carmela, che da qualche parte sotto il sedile, continuava a chiamare il marito.
“Vinicio! Vinicio!, rispondi immediatamente!”
“Carmela che cosa vuoi?” disse Vinicio, esasperato.
“Corri subito in piazza Plebiscito, tuo figlio ha avuto un incidente!”
Vinicio sbiancò immediatamente, sentendosi il sangue defluire verso la punta dei piedi.
“Chi, Kevin?” mormorò, con un filo di voce.
“Uno ne hai di figlio, deficiente!” rispose la moglie “Mi ha chiamato lui, dice che non è niente di grave, ma di andare lì subito. Lo trovi in centro alla piazza, dove c’è la giostra fissa. Lui è lì. Io non ci posso andare che sono a lavoro.”
La moglie Carmela lavorava come corriere della droga per una grande organizzazione calabrese. Aveva fatto carriera, gli diceva quando voleva mortificarlo, mica come lui che era ancora fermo a rapinare supermercati in provincia. Kevin, l’amore di papà, era un ragazzino di 14 anni abbondantemente sovrappeso e dallo sguardo bovino.
La moglie chiuse la conversazione. Vinicio Lomonco raddrizzò la schiena lentamente.
“Capo, mio figlio ha avuto un incidente”. Disse, rivolgendosi a Gimmi. Quello annuì, lo sguardo fisso davanti a se, i pugni chiusi intorno al volante. Rimase un po’ ad osservare il movimento dei tergicristalli, quindi rimise in moto la macchina e si immise nella corsia, mentre suo fratello Carmine infilava due rotoli di carta igienica nei buchi della cappotta nelte tentativo di fermare il flusso d’acqua, con scarsissimi risultati, dato che era in corso un diluvio universale.
Dopo una mezz’ora arrivarono a destinazione. Erano quasi le 21, non c’era nessuno in giro. In mezzo alla piazza spiccava per la sua bruttezza una vecchia giostra malamente illuminata.
Gimmi e Carmine Miccio, Ciccio Scarnecchia e Vinicio Lomonco Scesero dalla macchina e si portarono sotto la tettoia della giostra. Era una giostra vecchia, girava in quella piazza da sempre. Aveva un’auto della polizia, un trattore, quattro cavalli, una barca a remi, una carrozza da principessa, un elicottero, una nave spaziale, un aereo da guerra e una camionetta dei pompieri. Di fianco alla camionetta dei pompieri, il proprietario della giostra, un uomo secco e vecchio dalla barba lunga, si stava rollando una sigaretta di tabacco.
Stipato dentro la camionetta dei pompieri, c’era il figlio di Vinicio Lomonco, Kevin. Il volante schiacciato allo sterno, la testa contro il soffitto, la gamba fuori dal finestrino di destra.
“Kevin! Che ti è successo?” Urlò il padre, avvicinandosi alla macchina dei pompieri. Kevin alzò la testa dal mento, le guance rosse, sbuffando come un mantice. Il movimento mise in funzione la campanella dei pompieri.
“Papà, mi sono incastrato!” piagnucolò Kevin.
“Ma come ci sei finito li dentro?”
“Gli avevo detto che non ci stava” Disse il padrone della giostra, poi cominciò a leccare la carta della sigaretta. Gimmi e Carmine Miccio, Ciccio Scarnecchia e Vinicio Lomonco iniziarono a tirare , spingere, muovere, picchiare contro le portiere, ma quelle non si mossero di un millimetro.
Gimmi prese il piede sporgente del finestrino e iniziò a tirare, mentre Kevin piangeva e le campanelle suonavano come se stesse andando a fuoco tutta Milano. Niente.
Il proprietario della giostra si infilò la sigaretta in bocca, l’accese e disse:
“gli avevo detto che non ci stava”
“E adesso che facciamo?” Chiese Ciccio Scarnecchia.
“Vai a prendere il piede di porco in macchina” ordinò Gimmi a suo fratello. Quello annuì e corse verso la macchina, per ritornare dopo pochi minuti col piede di porco in mano.
“Non potete farlo” disse il proprietario della giostra
“Si che possiamo” Disse Gimmi Miccio
“No che non potete” Disse il proprietario della giostra
“si che possiamo” disse Vinicio Lomonco, quindi estrasse dalla fondina la pistola.
“Si che potete” confermò il proprietario della giostra, quindi fece due lunghi tiri alla sigaretta, lanciò il mozzicone lontano e dopo aver aggiunto “Li c’è un interruttore, spegnete la luce dopo aver finito” si allontanò, a passi lenti sotto la pioggia. Carmine Miccio posizionò la punta del piede di porco sotto la portiera della camionetta dei vigili urbani,quindi ci saltò sopra con tutti il suo peso. La portiera si spalancò di colpo, e Kevin scivolò fuori come fosse il dentrificio spremuto dal tubetto.
“Papà!” piagnucolò Kevin.
“Kevin!” Disse Vinicio.
“Minchia, mi fottono la macchina!” urlò Gimmi vedendo la sua macchina partire sgommando. Fece per corrergli dietro, ma dopo tre passi scivolò finendo col culo in una pozza d’acqua. Da quella posizione vide le luci posteriori della sua Fiat Punto sparire dietro una curva.
Carmine Miccio, Ciccio Scarnecchia e Vinicio Lomonco lo aiutarono ad alzarsi, poi lo portarono al riparo dalla pioggia, sotto la tettoia della giostra. Era stanco.
Si sedette su un cavallo nero, pensieroso.
Suo fratello Carmine si sedette sul cavallo grigio.
Vinicio salì a cavalcioni sull’aereo militare.
Ciccio sul trattore.
Kevin entrò nella cabina di comando della giostra, schiacciò un pulsante
e la giostra iniziò a girare

Votalo!

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rosco115 è uno splendido uomo di 95 anni, portati benissimo. Ama scrivere racconti, bere, mangiare, ballare il tip tap , fumare sostanze stupefacenti, tirare sberle a sconosciuti e, occasionalmente, emettere rumori molesti durante cerimonie religiose.

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