FUORI DALLE CORNICI! 4.91/5 (8)

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Il rumore del tempo mi fiacca. Il suo correre mi nausea. Vomito parole nei flussi e reflussi delle ore, rovescio all’ingiù le certezze che pensavo di aver trattenuto. Illusa!
Povere parole incuneate sull’asse semitrasparente della mia esistenza! Sdrucciole, bisdrucciole, piane, tronche, sincopate. E’ la grammatica dell’incontario. Essere tutto e niente al contempo.
Persino la sintassi delle emozioni si è stranita! Figuratevi i poveri periodi dei pensieri sotto il peso di ipotesi ravvivate dall’idea di annientarsi!
-Devo ricominciarmi!- mi ripeto mentre col mento poggiato sul vetro freddo e pieno di goccioline di vapore tento di cercare nei contorni del paesaggio i miei.
Si profilano nel buio pesto le luci colorate sopra i tetti sparsi qua e là. Non sono giustapposti o ravvicinati come in città. C’è il giusto spazio per le stelle fra l’uno e l’altro.
Qui, in periferia, il silenzio ha voce in capitolo. Mette tutto in discussione e passo dopo passo raggranella piste possibili o improbabili.
-Sì, devo ricominciarmi, ma… partendo da dove? Per dove?-
Mi sento come una valigia da riempire d’affetti e di cose. Una valigia senza perimetri e senza fondo. Una valigia pesante da trascinare.
Ci ho già messo le foto collezionate, i ricordi selezionati, le tristezze sorvolate, le gioie straripate. Sono affastellata ma non intera. Scomposta come un puzzle senza una trama da mettere insieme.
Dio sa se non ci ho provato!
Quella sera al porto, mentre i refoli di tramontana facevano svolazzare tutto intorno, i lembi della gonna azzurro polvere, i capelli, le lacrime, lo vidi partire per Londra con la promessa di tornare.
Il fazzoletto bianco disegnava rose o tulipani mentre abbracciava ogni grammo d’aria.
Lo vidi allontanarsi e mi sentii morire. L’unico mio grande amore! Si chiamava Alberto.
Non venne più e non seppi nulla.
Ogni giorno speravo in una lettera. Ogni giorno si confondeva con gli altri e molti ne seguirono sono seguiti insignificanti.
Avrebbe dovuto sapere. Ma il tempo si diverte a sconvolgere e turbare. Cadono i castelli, le principesse, i principi e non ci sono baci a sigillare ritorni.
Adesso la legna crepita nel caminetto. Mia nipote Maria disegna e colora con i pastelli un nonno che non ha mai conosciuto.
Trattengo a fatica le lacrime. Dentro ogni ruga una parola non pronunciata. Tutte le rughe stridono come il silenzio. Anzi, forse, maggiormente. Cigolano e graffiano. Urticano e solleticano ferite preesistenti.
Mi stropiccio gli occhi, le lenti scivolano sul naso e le ciocche argentee che incorniciano il viso sottolineano e marcano sorrisi rotondi solo per lei, Maria.
-Nonna, ma nonno dov’è? Dici che gli somiglia?-
Annuisco mentre mi sforzo di immaginarlo. Impossibile! Il dolore talora cancella i volti e li disintegra.
-E’ lontano ma tu sei stata bravissima. E’ un ritratto perfetto!-
Guardo l’angolo del salone.
La valigia è ancora là, semiaperta, impolverata, di un rosso ormai spento.
Giuro che ho scelto, ho scelto di ripartire.
Mi sono rovesciata in un mare di solitudine annegando.
Solo che lentamente mi sono accorta che non ci si ricomincia se non ci si sente più in grado di amare.
Osservo le caviglie gonfie. Fanno male le catene invisibili che le hanno bloccate.
Giuro che ci ho provato.
Volesse Dio che fossi stata riamata!
Maria mi scruta. Indaga sulle iridi lucide.
-Nonna, che fai, piangi?-
L’abbraccio perchè porta i suoi occhi e non lo sa.
L’abbraccio perchè riflettono quel mare in cui mi sono persa smarrendo la direzione. La bussola del tempo, del mio tempo ha fallito accumulando gli anni senza spessore.
Sottopelle il brivido dell’imprevisto mi fa raggelare.
Contemplo il fuoco stringendo ancora Maria.
-Nonna, guarda, il fuoco sorride! E Dio? E Dio sorride?-
-Io dico di sì! Sorride per alleggerirci il cuore.-
Anche mia figlia era partita. Se n’era andata in un mattino di giugno caldo-umido.
Le si era accorciato il respiro in un istante. E io non ero lì.
Maria c’era e ha ancora gli incubi.
-Nonna, lo disegniamo il sorriso di mamma?-
-Certo!-
Deve essere la notte degli angeli questa per uno strano motivo.
Maria ha usato tutti i colori.
-Come l’arcobaleno, nonna!- E fa ciondolare le mani dalle dita affusolate.
Mi avvicino alla valigia. La pulisco per bene, la chiudo e la ripongo nell’armadio.
Forse ho scelto bene! O è il tempo ad aver deciso. Non è facile descrivere un vuoto senza propositi. Chissà! Forse davvero la vita fuori dalle cornici ha tutto un altro significato!

Votalo!

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https://www.facebook.com/Angela-Aniello-1566281076994573/timeline/   L’autrice Angela Aniello è nata a Bitonto (Ba) nel 1973.È laureata in Lettere classiche dal 1998, insegna nella scuola secondaria di primo grado e da tempo si dedica alla scrittura come vocazione dell’anima.Ha già pubblicato il racconto “Un figlio diverso” con Arti Grafiche Savarese nel 1997 e la raccolta di poesie “Piccoli sussurri” con Editrice Internazionale Libro Italiano nell’aprile 2005.Ha vinto il concorso nazionale Don Tonino Bello nel 1997; il secondo premio a un certamen di poesia latina, Premio Catullo ad Acerra (Na) nel 2004, il quarto premio al concorso di poesia d’amore Arden Borghi Santucci nel febbraio 2006 ed è stata segnalata in numerosi altri concorsi, inoltre ha pubblicato poesie e racconti in siti internet, diversi e-book, antologie e cd.Ha vinto il terzo premio di poesia e il primo premio per il racconto “Anche la paura puzza” al Concorso La Battaglia in versi a giugno 2015.Collabora al progetto “Una finestra sul mondo” con la psicologa Santina Maggio e da luglio partirà la collaborazione con la rivista Madness nel campo dell’Attualità.

8 COMMENTI

  1. Bello l’inizio con i giochi di suoni e parole. E bella è anche l’immagine delle due generazioni. Molta nostalgia!

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  2. Angela..un racconto sublime! E ho pianto! Dio come sei brava!

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  3. Un bellissimo racconto Angela, usi le parole egregiamente. Malinconico ma con tanta speranza nel finale. Complimenti.

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  4. La tua mente nasconde un intero vocabolario che riesce a far un uso perfetto e armonioso di tante parole per un bellissimo malinconico racconto : )

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  5. La “vera” vita è quella fuori dalle cornici, quella dentro è la “paura” di viverla.
    Bellissimo il tuo racconto, Angela. Un abbraccio.

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  6. Quanta poesia nei tuoi racconti! Ormai ti riconosco dalle prime righe, sei bravissima!

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  7. Caspita Angela, questa volta mi hai commossa davvero!
    Complimenti.
    #tuttelestelline

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  8. Malinconico e poetico, scritto davvero benissimo. Bravissima. 😉

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