Faccia pulita -

2
43

Pierre era esausto mentre tornava a casa a Sterzing
dopo sei ore di insegnamento ai bimbi delle elementari
di lingua tedesca. Non lottava contro la noia, l’esasperazione
o la mancanza di autorità…lottava contro sé stesso. Decine di
volte si mordeva le labbra e tratteneva dall’allungare le mani
sopra quei piccoli, acerbi corpi e dargli una carezza strana.
Lo inebriavano quelle figurine seminude (ora che l’estate era
nel pieno del suo infuriare) e gli mandavano curiosi brividi
lungo la spina dorsale fino ai lombi. A 31 anni era nel pieno
della sua maturità sessuale e voleva sfogarsi su una faccina
come quelle che gli stavano davanti, composte nei banchi. Lo
aiutava il fatto di essere il migliore maestro della scuola e lo
spalleggiava un cv immacolato e una vita composta e regolare
insieme alla sua compagna albanese, Gisela, di sei anni più
giovane e laureanda in lingue. Lo incoraggiava la realtà che
Gisela era incinta da 3 mesi e tutti si congratulavano con Lui
per il prossimo, lieto evento. La macchia di essere stato denunciato
per avere rubato una tenaglia da un cantiere quando aveva 24
anni era stata cancellata grazie alle mene dell’attiva e onnipresente
madre, così come la responsabilità nella morte del padre quando
aveva 12 anni non era mai stata provata. Il padre era arso vivo nel
garage di casa, come una torcia sotto gli occhi del bambino sconvolto.
Si era archiviato tutto come uno spettacolare suicidio tanto quanto la
tragica fine di una sua compagnuccia di classe, trovata con la testa
sfasciata nel cortile della scuola. Pierre sudava e sbatteva le ciglia:
sarebbe stato padre! si lisciò la camicia madida d’acqua e parcheggiò
Con grazia negli appositi spazi incamminandosi verso la sua casetta
a schiera. Dondolava la bellissima borsa in pelle e scricchiolava le
scarpette Logan’s mentre si sollevava i tondi occhialetti appannati da
quel continuo, strano malessere. Appena entrato in casa avrebbe
baciato Julia e si sarebbe fiondato in bagno a farsi una sega sotto la
doccia, pensando a quei corpicini inermi e bellissimi e alla sua voglia
insopprimibile di prenderli. Bussò e la bellissima compagna lo accolse
struggente d’amore, Pierre la baciò ridendo tranquillamente. Dopo le
avrebbe raccontato del piccolo, innocente scherzo che gli avevano
fatto i suoi alunni, mettendo un piccolo patibolo con tanto di minuscolo
pupazzetto impiccato sulla sua cattedra immacolata.

Votalo!

2 COMMENTI

  1. Inquietante, quindi obiettivo raggiunto: hai saputo comunicare tutto in poche ben scritte righe.

LASCIA UN COMMENTO