Dopo l’alba 4.29/5 (6)

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Porto il vestitino rosa, quello di cotone che ormai non uso più. È bagnato e anche i miei capelli. Mi guardo intorno: il parquet chiaro non sembra aver subito i danni della battaglia, me ne accerto anche questa volta. So che c’è stata una battaglia, la riconosco, la ricordo… e poi si torna sempre sul luogo del delitto, dove altro se no?
Eccolo. Mi guarda come fa lui, un po’ divertito, un po’ sconvolto. Come sempre. Come ha imparato a guardare il mondo: tutto lo colpisce e niente lo cattura.
Non ho mai pensato che questa fosse una fortuna per lui. Un’esigenza, piuttosto. Ognuno apprende un modo per difendersi dal caos: il mio è torturare gli eventi, seviziare i ricordi, dar vita ai racconti. Il tutto allo scopo di comprendere, scendere ancora un altro gradino di quell’infinita scala buia che è l’inconscio. Mi sono chiesta per anni quale altro modo avrei potuto trovare per sopravvivere alla mia realtà. Poi è arrivato lui e l’ho visto spiegare l’amore che c’era ma è andato via. Qualcuno gli disse che suo padre non aveva mai amato sua madre e lui rispose: “no, l’ha amata, solo poi gli è passata”. Per un istante ho pensato che fosse solo la mia anima a essersi intrufolata in quella circostanza, tanto per viverla dall’esterno, una volta tanto. Avrei potuto rispondere solo questo anche io? Davvero? Si può fare? Gli eventi non devono necessariamente restarci avvinghiati intorno al collo! Possono anche rimbalzarci addosso, scivolare via. Mi stavo per commuovere. Ma ero lì anche con il corpo, per cui ho resistito.
Prendo la bottiglia mezza piena rimasta sul tavolo e faccio il gesto di ricominciare la lotta. Appena lui tenta di allontanarsi la riposo ridendo. Sorride anche lui e mi dice che sono pazza. Non sa fino a che punto. Glielo dico? Glielo dico: “sì, di te”. È stato facile! Che ci voleva, diamine! Sento le guance calde, forse sono diventata rossa, anche se penso sempre così e poi non mi capita davvero. Il mio corpo si difende meglio della mia anima. Lui invece è visibilmente turbato, non risponde. Mi guarda in silenzio. Poi mi chiede se sono seria. Certo che lo sono. Ricominciamo a sorridere entrambi.
“Sei strana” dice. Per me è sempre stato un complimento, uno dei migliori.
“Perché non me lo hai mai detto? Voglio dire, ne hai avute di occasioni”, aggiunge finalmente. Temevo che quella nuova realtà gli fosse già scivolata addosso. Adesso sono io che resto in silenzio per un po’.
“Vedi, se io adesso non ti dicessi che da un po’ di tempo immagino la mia vita come se la stessi raccontando a te attimo dopo attimo, tutto resterebbe incantevole tra noi. Non può finire ciò che non inizia”, spiego io.
“Allora perché me lo stai dicendo?” chiede giustamente lui.
“Perché l’alba è un attimo anche se la si vorrebbe far durare di più. Il sole sorge in un’ora scomoda, quando stiamo dormendo oppure siamo troppo indaffarati per apprezzarla, con quel suo timido capolino e quel suo tingere appena il cielo di rosa. Ma anche se ce la siamo persa non possiamo restare a pensare all’alba fino al tramonto! Il sole è sorto ormai!”, vagheggio io.
“Tu mi stai dicendo che sei pazza di me perché pure oggi è sorto il sole?” mi canzona lui.
“Più o meno! Tu adesso stai cacciando via quel moscerino soffiandoci sopra piuttosto che con le mani perché lo hai visto fare a me e da allora quel gesto è diventato anche tuo. È un affare importante tra due persone! Io potrei credere in eterno di essere davvero speciale, solo per questo! Ma adesso ti ho detto quello che provo e tu potrai rispondermi che sono una bella ragazza, che ci stiamo divertendo, o che provi addirittura i miei stessi sentimenti. Però. Però siamo giovani e ci sono ancora tanti posti da vedere, tanti occhi con cui incrociare lo sguardo. Ci sono tanti modi per allontanare i moscerini, tutti da imparare. Oppure non me lo dirai, ma avverrà e tutto sarà normale. Per me la stranezza è magia. La normalità è banale. O almeno è quello che ho pensato finora. Ma immagina se la luce del giorno durasse un solo istante: in quel caso sarebbe magica quanto l’alba! Allora ho capito che la normalità è una magia non compresa, solo perché ci fa un dono più costante” , concludo.
Lui mi prende le mani incrociandole con le sue e mi tira a sé, poggiando la sua fronte sulla mia. Ha gli occhi lucidi ma sorride. Per una volta tanto sono io a dargli un bacio, l’ultimo. Me ne accorgo che è l’ultimo perché sa di tramonto.
Adesso sono pronta: posso tornare nel presente. La macchina del tempo mi aspetta in giardino, dietro la distesa di alberi. Entro, mi posiziono ed eseguo la procedura di avviamento ma i comandi non rispondono. Qualcosa non funziona, non è così che doveva andare, il dottor Cooper me lo aveva assicurato quando ho firmato per sottopormi all’esperimento. Premo il tasto di emergenza che mi è stato impiantato nel polso, ma è troppo tardi, il mio battito si sta affievolendo. Credo che la macchina del tempo per ora non verrà brevettata, ma almeno ho avuto l’occasione di esaudire un ultimo desiderio.

Votalo!


6 COMMENTI

  1. Bel racconto, in particolare mi sono piaciuti due passaggi…
    1. “Sei strana” dice. Per me è sempre stato un complimento, uno dei migliori.
    Mi ci ritrovo, è una frase che mi rivolgono spesso e che, se un tempo mi lasciava un po’ perplesso, col tempo ho capito anch’io che si tratta di un complimento, un modo per segnare la distanza tra me e chi la pronuncia (si solito, persone con sensibilità molto differenti dalla mia), una piacevole conferma che io non sono ancora omologato al ‘comune sentire’…
    2. “Perché l’alba è un attimo anche se la si vorrebbe far durare di più. Il sole sorge in un’ora scomoda, quando stiamo dormendo oppure siamo troppo indaffarati per apprezzarla […]”.
    Tragicamente vero, e qui mi fermo, per pudore. 🙂

  2. Ciao Sofy, anche alla seconda lettura mi resta la sensazione che il racconto manchi di informazioni (chi è lei, chi lui, in che relazione sono, perché lei viaggia nel tempo per lui – a parte per “esaudire un ultimo desiderio”)… peccato perché la tua scrittura è affascinante, e tocca l’apice con la frase “Per una volta tanto sono io a dargli un bacio, l’ultimo. Me ne accorgo che è l’ultimo perché sa di tramonto.” …e così questa settimana raggiungo il secondo orgasmo 😀 🙂

  3. Grazie Eddy e grazie Maso!
    Lui è la sua “alba mancata”, o qualcosa del genere… non so se con più battute a disposizione avrei preferito specificare qualche particolare in più oppure se avrei comunque lasciato questa storia priva di definizioni, un po’ come il desiderio stesso… e poi in fin dei conti durante un orgasmo si può perdonare tutto!!! 🙂 😀

  4. Ciao Sofy, ho tolto qualcosa alla trama perché avrei voluto capire meglio la storia. D’altra parte la tua scrittura mi piace e ho comunque apprezzato il racconto. In particolare mi ha colpito: “Tu adesso stai cacciando via quel moscerino soffiandoci sopra piuttosto che con le mani perché lo hai visto fare a me e da allora quel gesto è diventato anche tuo. È un affare importante tra due persone!”

  5. Grazie Giovanna e Francesca!
    Mi ha fatto particolarmente piacere il fatto che a ognuno di voi ha colpito una (o due per Eddy) parte del racconto diversa! 🙂

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