DIO C’E’ ! -

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Il palazzotto di fine ottocento, adorno di cornici e arabeschi di pietra tenera e di quattro cariatidi che sorreggono l’architrave centrale, fronteggia una chiesa intitolata ad un santo missionario partito per terre lontane e trucidato dagli indigeni che non volevano convertirsi al nuovo Dio. Si racconta in paese che il palazzo se l’era fatto costruire un avido usuraio, con i soldi spillati a una nobile e ricca vedova troppo dedita, per sua disgrazia, al gioco d’azzardo e alle voglie dei suoi giovani amanti. Doveva essere stato proprio l’usuraio, per vanagloria oppure semplicemente per fare uno sgarbo ai vicini, a volere quel fabbricato così imponente e pomposo, oltre che posizionato un poco più avanti rispetto alle altre case, tutte allineate e schierate in riga, come per una parata militare. Storie d’altri tempi, anche se la via che passa lì in mezzo è rimasta, proprio in quel punto, stretta come un collo di bottiglia creando di continuo disagi e ingorghi al traffico caotico della città. Nei bassi di quel palazzo barocco, una volta adibiti a magazzini di granaglie e carrube, ci fu per un certo tempo un negozio di lampadari e di articoli da regalo per la casa. Anche alcuni “vu cumprà”, fiutando il posto buono si erano stabilmente insediati, con le loro bancarelle di mille colori, sotto le scale della chiesa proprio di fronte al palazzo e al negozio. Quel pezzo di strada, era diventato così una sorta di mercatino permanente delle buone occasioni, sempre aperto, dove trovare tutto quello che si cercava. Con il passare dei mesi, però il commerciante di lampadari e di regali si accorse che la concorrenza degli ambulanti gli faceva perdere “aria” e soprattutto denaro. Quelli erano più sorridenti, accattivanti e attiravano di più i bambini e le loro famiglie. Al termine delle funzioni religiose quel lato di fronte restava il più frequentato e i “marocchini” concludevano molto più affari del negozio. Il parroco era molto sensibile alle “offerte” anche perché stava ristrutturando la sua casa di campagna e non poteva certo restare indifferente oltre che alla busta chiusa destinata alle “opere buone” anche al grido di dolore di un assiduo, nonché dirimpettaio, parrocchiano. Alla prima domenica di Avvento il celebrante tuonò dal pulpito che i mercanti fuori dal Tempio se ne dovevano andare perché quello era un luogo sacro e quando si entrava o quando si usciva dalla Santa Porta, bisognava solo pregare e non occuparsi di altre attività materiali. I vigili, comandati dall’alto, eseguirono malvolentieri il provvedimento di sgombero e i “vu cumprà” furono fatti spostare in uno spiazzo vicino alla piscina comunale, lontano da chiese e da negozi cui dare fastidio. In quel budello di strada il movimento di macchine finì quasi all’improvviso perché nel frattempo avevano inaugurato una bretella a quattro corsie che collegava velocemente la parte antica della città con i nuovi e più moderni quartieri. Terminò in modo repentino anche il flusso delle persone che non passeggiavano più per quelle vie quasi deserte senza più luci e rumori, e gli stessi negozi abbassavano per sempre le saracinesche perché fallivano o nel migliore dei casi si trasferivano in altri locali più favorevoli per le vendite. Il negozio di lampadari e di articoli da regalo per la casa situato sotto il palazzo barocco seguì la stessa sorte e nel giro di qualche mese dopo una svendita a prezzi sottocosto chiuse definitivamente per cessazione di attività. La chiesa del missionario martire non doveva avere più molti parrocchiani perché fu accorpata dal Vescovo alla più importante Basilica della Madonna dei Miracoli e solo una volta all’anno vi si continuò a celebrare una messa di ringraziamento. Anche il suo parroco finì in sott’ordine e nonostante gli sforzi e i suoi piccoli risparmi non riuscì più a terminare i lavori di restauro della sua casa di campagna. I “Vu Cumprà” tennero duro per qualche tempo e poi con lo sbocco della bretella a quattro corsie in quell’ampio spazio vicino alla piscina comunale tornarono a fare buoni affari e ad assicurare una vita dignitosa alle proprie famiglie numerose. Di questo ancora oggi non mancano mai nelle loro preghiere, inginocchiati in direzione della Mecca, di ringraziare Allah e il suo Profeta!

Votalo!

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Sono nato a Modica. Ex bancario, ex viaggiatore, ex fumatore, ex giocatore di carte, ex sommelier, ex appassionato di cravatte, ex allevatore di pesci tropicali, ex di tante altre cose oramai quasi del tutto dimenticate. Oggi sono solo un pensionato che ama leggere libri e scrivere piccoli racconti, ricordi ed emozioni della propria vita. Riesco in questo modo a tenere viva la mente, a viaggiare nel tempo e nello spazio, senza limiti, senza frontiere e senza prendere alcun mezzo di trasporto. Ho solo con me il mio vecchio computer di prima generazione che mi tiene compagnia e che è diventato il severo custode delle mie storie e delle mie fantasie. Siamo diventati amici inseparabili e forse anche qualcosa... di più!

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