Danza Slava, n. 7 4.65/5 (10)

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Quando la dottoressa Giusti varcò l’uscio della camera del paziente, venne divorata dalle tenebre ed avvolta dalle note della musica.
La sinfonia si spandeva e proveniva dal vecchio giradischi che il signor Crespi aveva chiesto di ricevere il giorno prima.
Giusti bloccò la puntina e la musica si ritirò d’un colpo lasciando il luogo nell’ombra e in martoriante silenzio. Una tomba.
-Danza slava, n. 7.
La voce metallica e computerizzata di Crespi spezzò il silenzio e la fece sobbalzare.
-Non disdegno di certo la musica, signore,- rispose seria- ma adesso ho bisogno di parlare con lei.
Crespi. Il morto che parla. Aveva sentito gli infermieri chiamarlo sistematicamente in questo modo e li aveva presto mandati a casa per qualche settimana. “Il tempo necessario a ricordarvi che lavorate in un ospedale e che, per quanto poco tempo rimane loro, i vostri pazienti sono vivi e hanno bisogno di essere curati da persone, non da mostri.” li aveva così ammoniti.
Eppure, a casa aveva mandato anche il dottor Viali. E lui mostro proprio non lo era.
-Dobbiamo parlare degli avvenimenti di ieri?
La voce metallica riportò la dottoressa Giusti in quella camera. Riposizionò abilmente i muscoli facciali: la compassione era scomparsa, l’indecisione ingoiata, la professionalità spiccante.
-Signor Crespi, lei sa che il dottor Viali è stato sospeso per tempo indefinito dai suoi incarichi?- chiese autoritaria.
-Sì- rispose l’immobile uomo.
Si sentì anch’ella un mostro, ma per un secondo neanche lei riuscì a vedere in quel corpo statico e cosparso di piaghe, nulla di vivo.
-Conosce il motivo di tale sospensione?- chiese, eludendo ulteriori pensieri ed avvicinandosi al letto.
-Perché gli ho chiesto assistenza al suicidio.
Il tono computerizzato oscillava di alti e bassi inopportuni, eppure in quelle parole Giusti avvertì un’innaturale calma, una solida fermezza.
-Lei sa che è illegale in questo paese?
-Sì- rispose nuovamente impassibile.
-Quindi sa anche che se l’infermiera non avesse origliato i vostri piani ora lei sarebbe morto e il dottor Viali si troverebbe in tribunale?
-Sì.
Nella penombra, un fascio di luce solare penetrò tra le tapparelle e raggiunse lo sguardo del malato. Occhi stanchi e seri la guardavano donando brusco movimento all’intero, impassibile corpo. Una salma.
-Ma perché, signore? Se non per sé stesso, perché coinvolgere un altro uomo?
-Questa è questione di scelte.- le labbra non si schiusero, ma le parole picchiettarono contro l’invisibile vetro professionale della dottoressa.
“Non hanno bisogno di mostri, vogliono essere curati da persone”, si ripeté la donna. Si avvicinò la sedia, si protrasse verso il viso del paziente e prese un respiro.
-Perché, signore? Non è forse la vita il dono più prezioso che ci venga concesso?
-No, prima la musica,- le pupille si mossero impercettibilmente ed alcun muscolo si era mosso- ed io non riesco più a sentire la musica.
-Chi ne stabilisce il termine? Sul suo comodino vedo le sacre scritture- così dicendo la dottoressa prese tra le mani il suo scritto prediletto. Lo sollevò appena e lo sguardo dell’uomo scivolò sulla copertina.
-Io.
Da fedele a fedele, a Giusti scappò uno sguardo d’ammonimento, ma lasciò che proseguisse.
-Sono un uomo molto religioso e, per questo, in me non v’è alcuna paura della morte. Ma se c’è qualcuno che sia libero di decidere quando essa debba sopraggiungere, quello sono io e nessun altro.
Le pupille non si mossero, rimasero immobili negli occhi della dottoressa.
-Voi approfittate semplicemente della mia incapacità,- proseguì l’involucro di un’anima- se fossi libero di muovere le mie braccia, di allungare il mio collo, di camminare cosa potrebbe impedirmi il suicidio?
Un breve silenzio piombò nuovamente tra i due. Crespi lo recuperò:- Mi sento manovrato da fili artificiali che Dio non muove. Sono prigioniero tra sbarre dietro le quali non mi è permesso comporre le note.
-E se invece stessimo solo cercando di aiutarla?- Giusti si ritrasse. Fece scivolare la sedia lontano dal letto, ma era da quello sguardo che tentava di evadere. C’era ancora la vita in quegli occhi. Una speranza.
-Lei sa, signor Crespi, con quale frequenza si riscontrano prove di ripensamento nel suicida poco prima di morire? Il cugino di mia madre, impiccatosi, aveva provato invano a raggiungere la parete come punto d’appoggio. In quella stessa casa, la casa dei suoi figli, ci sono ancora le impronte delle sue scarpe sul muro!
La barriera aveva improvvisamente ceduto. L’episodio era vero e la donna scoprì una rabbia più intensa di quella che aveva provato nel perdere per la prima volta un paziente.
-E dunque,- rispose roboticamente l’interlocutore- il suo consiglio è di accontentarmi a vivere appeso per i piedi finché il sangue non mi faccia esplodere il cranio per l’onore di aver avuto del tempo in più? Ah, ah, ah.- il suono metallizzato cedeva una curiosa luce ancor più sarcastica negli occhi dell’uomo che concluse:- Non è forse più importante la qualità del tempo rispetto al tempo stesso? Mi rincresce per il cugino di sua madre, ma se ho avuto tempo a sufficienza a conservare il candido valore alla mia vita, altrettanto ne ho avuto per rimuginare sulla mia morte.
Quegli occhi erano inamovibili. La dottoressa Giusti poggiò infine la Bibbia dove l’aveva raccolta ed in ultimo chiese:- Qual era il piano di Viali?
Il signor Crespi esitò per un momento, poi, mentre la dottoressa aveva già aperto il mobiletto delle flebo, cedette:- Non ne avevamo nemmeno uno. Ci avete stroncato sul nascere.
Quando aprì l’armadietto, la dottoressa si rese conto che nel mobiletto mancavano le flebo. Arruffò l’ultima e s’imbestialì:- Passo la metà del mio tempo a far rigare dritto gli infermieri…- disse, procedendo a cambiare la vecchia flebo spompata- e loro ancora non si decidono a rifornire gli armadietti come Dio comanda!
Preparata la nuova flebo, si sporse sul letto e, sistemando le lenzuola, il crocifisso al suo collo barcollò nel vuoto.
-Qui ho finito. La ringrazio del suo tempo…- rimuginò per un secondo su quell’affermazione, poi continuò- Spero che la sua testimonianza possa in qualche modo aiutare il dottor Viali, ma devo dubitarne.
Giusti s’avviò verso la porta, ma la voce computerizzata espresse un ultimo desiderio.
-Dottoressa, può riavviare il giradischi? La prego.
Pronunciò la richiesta tanto velocemente che il computer singhiozzò.
Giusti annuì. La Danza Slava riprese il suo ritmo e, in quell’istante, la donna si sentì persino inadeguata. “Lasciamo il musicista alla sua musica”, pensò.
Venne nuovamente frenata dalla voce dell’uomo. Lo osservò sull’uscio della porta.
-Dottoressa,- tradusse l’apparecchio- Io ho scelto.
Giulia Giusti si limitò a scambiare l’ultimo veloce ed intenso sguardo, tanto pieno di vita quanto bramante la morte. E proprio quando i suoi piedi ebbero valicato l’uscio e la sinfonia seguì il crescendo, un’infermiera si parò dinnanzi la dottoressa e urlò:- La flebo, c’è una flebo in quell’armadietto, la porti fuori! Viali l’ha fatto, Viali l’ha già fatto!
Giusti non ragionò ed immersa tra le dinamiche note, corse al capezzale del paziente dagli occhi serrati e, quando lo toccò con mano, un bip infinito le penetrò nei timpani.
Staccò la spina, poi quelle di tutti gli altri macchinari mentre l’infermiera era già scomparsa correndo per il corridoio.
Era stato facile, staccare la spina. Più facile di essere il primario dell’ospedale, più semplice di insegnare l’etica ai giovani infermieri, meno estenuante di dover decidere la sorte dei vivi in una storia di morte.
E’ questione di scelte.
Di fronte a tutto questo, la donna avrebbe ritenuto giusto appellarsi al Signore. Ma l’improbabile sorriso di un uomo rinato sussurrò alla dottoressa di ascoltare una nuova voce.
Una musica.
L’inno a una vita, più che il sopraggiungere della morte.

Votalo!

14 COMMENTI

  1. Argomento controverso, difficile, affrontato con la giusta dose di cuore e di buon senso, in un racconto che induce ad una riflessione profonda. Bravissima!

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  2. Scegliere tra continuare una vita sofferta o dare la possibilità di liberare l’anima. Una scelta difficile, chi dice che spetti a Dio, chi agli uomini, argomento attuale e come ha scritto Bruna, controverso.Scritto benissimo, stile sempre ottimo. Bel racconto, mi è piaciuto.

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  3. L’argomento è delicato e oggetto di tante controversie ma tu hai saputo raccontarlo bene senza scadere nel banale; la musica poi è un colpo di classe : )

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  4. L’eutanasia resta qualcosa di difficile scelta etica e riguarda la scelta. Sei stata brava e capace di descrivere i sentimenti che l’accompagnano.

  5. Grazie per le belle parole. Tralasciando l’argomento, controverso si, la scelta è rivolta ad ogni vita ed a ogni uso ne si voglia fare, persino se riguarda la fine della stessa.

  6. Staccare una spina è facile, il difficile è fare i conti con la propria coscienza.
    Tema difficile e di grande attualità.

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  7. Un racconto scritto molto bene, si legge d’un fiato, su un tema che coinvolge molte persone. Bravissima!

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  8. Un racconto che fa pensare a chi spetta realmente questa difficilissima scelta, davvero scritto bene, complimenti.

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  9. Mi è piaciuto molto il tema che hai scelto e come lo hai trattato. Il titolo poi lo trovo perfetto. Brava!

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  10. Carissima non ho avuto modo di farti i complimenti prima e per tempo…non mi sto collegando molto con la Fondazione! Periodaccio!
    Il tuo racconto merita davvero!
    Brava

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    • Anna Ritaaa, ti pensavo! Non importa, mi fa solo piacere che mi leggi! E io ho voglia di leggere qualcosa di tuo. Immagino i problemi di tempo, ma trovane un pò solo per mandare qualche parola, mi manchi xD e grazie ancora!!!

  11. Leggo con colpevole ritardo il racconto vincitore, spero di essere ancora in tempo per farti i miei complimenti 😀 Scritto davvero bene, non è facile trattare un argomento tanto delicato, ci sei riuscita alla grande. Complimenti di nuovo 🙂

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