Crociera per single 3.67/5 (3)

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“Colpa tua, maledetto stronzo. Soltanto colpa tua.”
L’unica forza che l’aiutava a muovere un passo dopo l’altro era l’odio verso di lui.
Quasi accecata dalle lacrime di paura versate negli ultimi dieci minuti, T uscì dalla sala da ballo e raggiunse la piscina del villaggio vacanze.
Cadaveri. Sparsi come conchiglie sulla spiaggia.
Uno era incastrato nelle scalette a bordo piscina, quasi nell’atto di uscire fuori dall’acqua intorbidita. Tutti i filtri di questo mondo non sarebbero mai riusciti a ripulire la vasca da tutto quel sangue.
T ebbe l’ennesimo conato, ma tutto quello che poteva buttar fuori era già uscito un’ora prima, nel bagno dove aveva trascorso la notte della festa.
I cattivi odori le avevano ormai intorpidito il naso, respirava a fatica solo con la bocca.
L’innaturale silenzio che aleggiava si spezzò. Un grido. Una ragazza.
In un lampo di ragione, T si guardò meglio attorno e analizzò la situazione. Tutti i cadaveri che la circondavano erano maschi. Nessuna traccia di donne. C’erano solo smoking, camicie, giacche e scarpe da uomo.
Eppure alla festa della notte prima c’erano stati uomini e donne in egual misura. Tutti scesi dalla stessa nave, quella stessa crociera per single che ora sembrava averli sbarcati direttamente all’inferno.
Costeggiò la piscina e cercò l’uscita che portava in spiaggia, ma la testa le faceva troppo male per permetterle una percezione di dove fosse. L’urlo di prima l’aveva angosciata ancor di più, tanto da sentire il battito martellarle le tempie.
Estrasse il cellulare dalla tasca dalla sua giacca di pelle. Segnale assente.
Udì di nuovo l’urlo femminile, drammaticamente più vicino a lei.
La paura le capovolse la mente e prese il comando di sé.
T corse a piedi nudi nel gazebo a bordo piscina che fungeva da bar e si accucciò sotto il bancone, col solo pensiero di far meno rumore possibile per respirare.
La porta della sala da ballo si spalancò.
L’urlo femminile si levò per la terza volta, sguaiato.
T, , vincendo la paura con un atavico senso di curiosità, si sporse impercettibilmente per carpire un minimo particolare.
Una donna in un vestito da sera orribilmente stracciato fermò la corsa davanti alla piscina, esitante su quale strada prendere.
In quella indecisione fatale, due figure con indosso una tuta antiradiazioni la raggiunsero e la bloccarono. Ora le urla divennero isteriche, interrotte da richieste d’aiuto e di pietà.
La donna colpì l’aria e gli elmi neri degli aguzzini, scintillanti sotto il sole.
Un colpo secco e le porte si schiantarono a terra.
Un uomo esageratamente massiccio varcò la soglia.
La ragazza nascosta non ne aveva mai visto uno così grande, nemmeno poteva sospettarne l’esistenza. Questi si abbassò per non sbattere la testa nell’uscire dalla sala da ballo; doveva essere alto almeno due metri e mezzo.
Lo copriva da capo a piedi un saio nero. Trascinava per un piede un uomo in camicia bianca, come fosse un pupazzo di stoffa rotta.
T lo riconobbe.
“Dio, no…”
Il ragazzo incontrato sul ponte della nave poco prima di salpare.
L’aveva avvicinata con fare mesto, poco sicuro di sé. In fin dei conti una crociera per single nasceva proprio per soddisfare il bisogno di incontrare nuova gente.
L’aveva colpita con il suo fare impacciato.
Altra storia rispetto al suo ex così esuberante. L’aveva mollata di punto in bianco una settimana prima e lei, spinta dal caos dei sentimenti, aveva prenotato on-line una cabina della nave.
La notte precedente, nel pieno del party di benvenuto in quella stessa piscina, si era riavvicinato.
Lei aveva già bevuto troppo: quell’ultimo bicchiere offertole dal suo nuovo spasimante aveva sancito la resa incondizionata ad ogni inibizione.
Si era diretta nei bagni per un’ultima sistemata. Il suo ex poteva andare a farsi fottere; avrebbe dato piena libertà al “timidino” quella notte stessa.
L’alcool però l’aveva fatta capitolare sulla tazza del cesso, dove era rinvenuta soltanto quindici minuti prima.
Ora lei era terrorizzata dietro un bancone da bar e il suo pretendente era in balia di un mostro vestito da frate.
“Se quello stronzo non mi avesse lasciato, non sarei qui.”
Il giovanotto timido si liberò dalla presa; il gigante aveva ritratto la mano come fosse stato punto da un insetto. Le gambe lo sorreggevano a malapena, ma minacciò il mostro con un coltello preso da terra.
Con un’ agilità inaspettata, il gigante si lanciò verso l’ometto e lo colpì con un pugno dall’alto verso il basso. Il cranio schioccò come legna sul fuoco e la massa maciullata della faccia ancora penosamente attaccata al corpo fu spazzata via da un secondo colpo.
La donna prigioniera urlò.
Il gigante si girò verso gli uomini in tuta.
« Avevate confermato che tutti gli uomini erano stati sitemati! »
Da dentro un casco, una voce ovattata replicò.
« Mio signore, il gas soporifero è stato sparso in tutto il villaggio, non potevamo sapere…»
« Taci, idiota. Ora porta qui quella donna. »
Quella si agitava come un furetto, sempre bloccata per le braccia dagli uomini in tuta. Il gigante si avvicinò e cominciò a studiarla con molto interesse.
« Si…si…» Annuì qualche volta, poi si ritrasse inorridito.
« Orrore e dannazione! Un tatuaggio! Non potrei mai sposare una donna così abbruttita! »
Il mostro urlò con ferocia.
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Dall’ingresso ormai demolito della sala da ballo uscì un terzo ometto in tuta antiradiazioni. Teneva con due mani una sega elettrica da boscaiolo.
T capì ed il terrore le fece fischiare le orecchie.
La donna col tatuaggio capì, e fu il panico più sfrenato.
« NO! NO! NON FARLO! QUALSIASI COSA, FARO’ QUALSIASI COSA! »
La ragazza nascosta distolse lo sguardo, e l’unica cosa che percepì del mondo esterno fu la voce tagliente della vittima, schiacciata poi dal ruggito del motore della sega elettrica appena avviato.
Forse sentì anche uno degli uomini in tuta parlare di bende e lacci omeostatici. Lo scherzo di un cervello ormai fuori fase.
T si turò le orecchie, ma gli scricchiolii penetranti delle ossa che lottarono inutilmente con la motosega si fecero sentire lo stesso. Fu davvero troppo e la sua vescica non resse all’ennesimo brivido di terrore. Una sensazione di calore appiccicoso si distribuì tra le gambe rannicchiate, pesanti come marmo.
Il mostro ordinò agli uomini in tuta di portar via la donna, accennando ad un luogo dove avevano raccolto altre donne.
I muscoli di T cominciavano a gemere costretti in una posizione scomoda, nell’assoluto sforzo di non produrre movimenti troppo bruschi.
“Ora se ne va…ora se ne va…”
Dopo un’eternità, i pesanti passi del gigante in saio si diressero verso la sala da ballo.

– Pi-pi-piii-pi-pi-pi-pi-piiii-piiiii. –
Note musicali uscirono dalla giacca. Assordanti.
T afferrò la sagoma del cellulare in rilievo, ma fu come arginare un fiume in piena a mani nude.
Tutto attorno a lei cominciò a vorticare; la luce del sole divenne improvvisamente accecante.
Scivolò sulla pozza gialla e si ritrovò a pancia all’aria, sul duro legno del gazebo. Il gigante aggirò il bancone del bar e la vide. Lei a terra e lui in piedi, la sovrastava da un altezza vertiginosa e la fissava con assoluta severità, un predatore dominante. Le gettava addosso un ombra infinita, un’ eclissi demoniaca.
Strizzando la tasca doveva aver accettato la chiamata perché cominciò a venir fuori la voce di un uomo, qualcuno dal tono basso che biascicava parole molto lentamente, con tono serio.
« Ciao T. So che non sei a casa e mi hanno detto che sei in vacanza su una nave da crociera. Forse sono l’ultimo con cui vorresti parlare in questo momento, ma vorrei risentirti per chiarire meglio quello di cui abbiamo parlato Lunedì. Non voglio chiudere in questa maniera quanto di buono abbiamo vissuto insieme.
T? T mi senti? Sento solo fastidi in sottofondo. T? Aspetta un attimo, ti richiamo. » Riappese.
Per l’intera conversazione il gigante rimase immobile. Da vicino i suoi lineamenti avevano un qualcosa di rettile: naso quasi inesistente, narici triangolari e bocca sottilissima.
Il lato destro del volto era completamente consumato da un eritema violentissimo, alcune chiazze sembravano palline da ping pong. Queste tremolarono quando il gigante parlò.
« Non sposerò mai una donna perduta, una che è stata con un altro uomo. »
Accese la motosega con un dito e l’alzò al cielo.
T urlò.

In un lago di sangue, il cellulare riprese a vibrare e suonare.
– Pi-pi-piii-pi-pi-pi-pi-piiii-piiiii. –
“Without You, I can’t Survive”.
La loro canzone preferita.

Votalo!

4 COMMENTI

  1. La trama non mi entusiasma moltissimo, ma nel complesso il racconto scorre abbastanza fluido. La paura e il sangue fanno parte dell’horror, ma a me è mancato quel pathos che poteva far guizzare la mia anima verso l’orrore vero e proprio. Bravo cmq

    3.75/5

    4/5

    3/5

    4/5

    4/5

  2. Bello lo stile, interessante l’incipit,l’idea della crociera che non so perché ma funziona sempre con l’horror.
    Il mostro mi ha ricordato un mio sogno sul quale ancora oggi provo a scrivere, cercando di non renderlo banale rispetto al terrore che ho provato nel sognato xD qui non è banale, ma poco approfondito. Dare una minima spiegazione avrebbe dato un senso di inquietudine maggiore. Ma il fatto che stia cercando una sposa é divertente e nel contempo molto interessante data l’impossibilità di esser soddisfatto (una aveva il tattoo, quell’altea é stata di altri…) il che è un argomento da non sottovalutare e mi è piaciuto questo modo di affrontarlo.
    Nel complesso buon lavoro!

    3.75/5

    4/5

    5/5

    3/5

    3/5

  3. In sostanza un buon horror, anche se la trama non mi è parsa molto originale.

    3.5/5

    4/5

    3/5

    3/5

    4/5

  4. Buon racconto, mi piace lo stile,
    anche questo abbastanza cinematografico.
    Manca qualcosa, ma nell’insieme positivo.

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