Com’è stato che hai potuto dimenticar te stesso a tal punto? – Parte prima -

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Prologo
Desdemona
Corro.
L’odio è il mio motore.
La disperazione, il carburante che lo alimenta.
È da più di un’ora che le gambe, sotto tonfi sgraziati e stanchi, macinano chilometri d’asfalto. Nero. Il colore del mio futuro. Non c’è futuro per chi si rassegna a sopravvivere, ad elemosinare istanti di serenità, a inventarsi una scusa per sorridere. Non lo voglio un futuro così. E intanto corro. Lontano. Da tutto. Da quei chili di troppo, in particolare, che abbandono come un cucciolo senza voltarmi indietro. Li sento guaire ma continuo a correre, ormai non mi appartengono più. Le forze iniziano ad abbandonarmi ma non mi rassegno, posso ancora contare sul cervello che, come un maestro di Tai Chi, persuade i nervi delle gambe a non mollare. “Ancora un altro chilo” è il ritornello che sostituisce ogni pasto come una barretta proteica. Metto a tacere lo stomaco nutrendolo con i tuoi rimproveri perché consideri il mio dimagrimento esagerato, ma questo è il mio unico obiettivo per sopravvivere e non intendo fermarmi. Soltanto quando avrò ridotto il mio corpo ad un ammasso indistinto di pelle e ossa, potrò ritenermi libera da ogni tua attenzione, da quei tuoi sguardi lascivi che mi fanno sentire sporca. Dissolvermi nei vestiti, ogni giorno un po’ di più, spero possa allontanarmi da te per sempre. Pesco a caso le parole dai miei lunghi silenzi e isolamenti, quelli a cui mi hai costretto trasformandomi in una cosa tua. Cieca di fronte alla tua assurda gelosia, escalation di un amore che è diventata ossessione. Non c’è niente che possa fare per fermare il tuo delirio ed io non voglio più farti da deterrente.
***
Otello
Cammino avanti e indietro con il cellulare all’orecchio, prendendo a calci una lattina lasciata marcire sul marciapiede. Suona e risuona, poi la tua voce.
«Ciao, questa è la segreteria di Desdemona. Lascia un messaggio e ti richiamerò.»
Dannazione! Non voglio lasciare nessun messaggio, voglio parlare con te, lo capisci? Con te! Perché non rispondi alle mie chiamate, eh? Ho promesso a me stesso che mi sarei preso cura di te ad ogni costo… ti troverò, tranquilla. Ti troverò. Iago mi ha detto: «Ma non è che non vuole farsi trovare?», che stronzata. L’ho afferrato per la maglia e tirato verso di me. Perché non dovrebbe volerlo? «Stai perdendo la testa, ecco perché». Questo mi fa incazzare. Non mi muovo da qui, devo vederti. Guardo il cancelletto, sto pensando di scavalcarlo e irrompere dentro casa tua. Una spiegazione sul perché stai tentando di tagliarmi fuori dalla tua vita dovrai pur darmela. Non sopporto il non sapere dove e con chi sei, mi fa andare in bestia.
***
Sei mesi prima
Desdemona
Nonostante la loro imponenza, gli istituti penitenziari restano invisibili alla maggior parte della gente. È più facile cancellare con un rapido e indolore colpo d’occhio tutto il male che si nasconde dietro le loro mura, che non accolgono nemmeno la luce del sole ma esclusivamente la silente condanna di qualunque tentativo di rieducazione del colpevole che muore con la sua colpa, marchiata addosso come una lettera scarlatta.
Cassio ha trent’anni – leggo dal suo fascicolo – e una condanna a 18 mesi. «Perché non ha accettato il patteggiamento?»
«Non voglio trasformarmi in un assassino» sostiene, con un sorriso educato.
«Stalking, maltrattamenti, violazione di domicilio», elenco i suoi capi d’imputazione. «Non sono abbastanza per farla desistere?»
«Non ho più il controllo di quello che faccio e…» si ferma, si passa le mani sulla faccia e poi le abbassa sulle gambe, serrandole tra loro in una morsa tanto stretta che le nocche iniziano a sbiancare. «Ho paura di non riuscire a fermarmi in tempo.»
«Avrebbe seguito un programma di recupero.»
«Non basta.»
«Il carcere non è un luogo di punizione, non più, altrimenti la mia presenza qui sarebbe inutile.»
«Vuole farmi credere che sarebbe capace di redimermi e di cancellare quello che ho fatto, facendomi passare per un bravo ragazzo?»
«Soltanto lei può salvare se stesso, io posso semplicemente fornirle gli strumenti necessari ad intraprendere un percorso di cambiamento, le sembra poco?»
«No, mi sembra inutile.»
«Perché?»
«Perché sono malato.»
«Lo stalker non è un pazzo, non c’è niente di patologico in lei.»
«Tranne il fatto che ho tentato di uccidere la mia ex.»
«La vendetta è un fenomeno sociale, non psichiatrico.»
«Lei mi considera un mostro?»
«Non sono qui per giudicarla, ma per ottenere il suo recupero.»
«Ci siamo appena conosciuti e vuole già sbarazzarsi di me?»
«Tempo una settimana e vorrà scappare a gambe levate da qui.»
Mi scruta, guardingo, poi alza le mani in segno di resa.

Votalo!

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