Colora dentro i contorni 3.94/5 (4)

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http://proformanceracingschool.com/events/2017-11-07/ La sveglia trillò, spezzando il silenzio.
Elia aprì lentamente gli occhi. La luce del sole filtrava attraverso le tende e il pulviscolo volteggiava fiero nell’aere, una magia ammaliante. Rimase a fissare i bagliori per alcuni minuti e poi sentì le voci dei suoi fratelli: stavano discutendo su chi dovesse andare in bagno per primo. Si mise a sedere sul letto, guardò la sveglia e pensò che avrebbe fatto tardi a scuola.
Non gli andava molto a genio il liceo. Non era mai stato facile per lui, la scuola era sempre stata la sua più grande sfida, come quando la maestra d’asilo gli imponeva di colorare dentro i contorni dei disegni prestampati e lui si rifiutava di attenersi alle regole. Suo padre lo aveva sempre aiutato con i compiti e con lo studio, per via di un piccolo deficit di attenzione e ogni fine trimestre Elia era sempre riuscito a raggiungere gli obiettivi prefissati dal logopedista.
Quel giorno, lui e il padre, avevano in programma di montare qualche attrezzo nel locale che avevano adibito a palestra.
Si alzò dal letto con quell’idea in testa. Poi gli balenò nel cervello la professoressa di latino. Si era dimenticato di mettere il quaderno nello zaino dopo aver finito i compiti la sera prima. Guardò la scrivania, ma non era lì. I battiti del cuore persero alcuni colpi: la professoressa Giunti era nota a tutti per le sue note al vetriolo. Note che esprimeva ad alta voce deridendo il malcapitato di fronte ai compagni. Ogni volta che si era trovato sotto le sue grinfie aveva avuto paura e alcune voci si accendevano nel suo cervello. Era un brusio incontrollabile. Frugò freneticamente tra i libri e i quaderni riposti sulla scrivania, sperando di trovarlo, ma il quaderno non ne volle sapere di venir fuori.
“L’avrò messo nello zaino…” Pensò.
Aprì la zip e rovesciò il contenuto sul pavimento.
E in effetti era lì. Era stato lì per tutto il tempo. Scosse la testa. I ricordi erano chiari: aveva lasciato il quaderno sulla scrivania, la sera prima, dopo aver scritto l’ultima parola della traduzione dal latino.
Si scrollò di dosso il pensiero e corse fuori dalla porta: era necessario assicurarsi l’uso del bagno.
La mattina c’era il caos, sempre la stessa storia: quattro ragazzi scalmanati si litigavano bagno e colazione.
Elia litigò con la sorella, per via di un budino. Lei continuava a insistere che se l’era mangiato. Lui si era fatto valere, affermando che il budino era già stato ingurgitato da uno dei fratelli.
La sorella lo insultò: “Sei il solito ingordo… e cretino! Vorresti farmi credere che non te lo sei mangiato e invece non ti ricordi nemmeno se ti sei messo le mutande. Svampito e ingordo! Ecco! Mammaaaa… Elia fa il bugiardoooo…” urlò a squarciagola.
Elia si alzò da tavola e uscì.
Durante l’ora di latino si trovò più volte a fissare il soffitto, pensando alle stranezze del mattino, a guardare strane forme geometriche che prendevano colore con dei tratteggi disordinati. Una voce stridula gli rimbombava in testa, confondendolo. La Giunti intanto gli si era avvicinata e aveva sbattuto una mano sul ripiano del banco, facendolo sussultare e poi perdere l’equilibrio.
Cadde. Una caduta che fece ridere tutta la classe. Si vergognò e intanto la frase “colora dentro i contorni” diventava una cantilena stridula e insistente.
La pausa pranzo fu un sollievo.
Si sedette al solito posto: un tavolo d’angolo della mensa. Non era un posto “popolare”, ma a lui piaceva: a volte riteneva necessario isolarsi dal resto del mondo. Fissò il vassoio del pranzo. Per dolce: un budino. La cosa lo fece sorridere.
Uno dei ragazzi più fighi della scuola, un bullo, gli passò accanto: “Il cretino ride da solo! Non ti fa male il culo? Dovresti piangere… vuoi che ti faccia piangere?“
Lo prese per il bavero del giubbetto, alzandolo di qualche centimetro, poi lo lasciò all’improvviso. Alcuni ragazzi risero, altri si girarono un attimo e poi tornarono al cibo, indifferenti. Elia serrò le labbra, strinse i pugni e cominciò a sussurrare: “colora dentro i contorni…” ripetutamente, andando avanti e indietro con il busto. Quando tutti se ne furono andati, si alzò anche lui, prendendo in mano un pezzetto di pane che gli era avanzato.
Si diresse verso il retro dell’edificio scolastico. Il fischio di un merlo si sentiva chiaro e forte. Camminò verso il grande albero di acero e si arrampicò fino al ramo dove lasciava sempre un pezzetto del suo cibo. Sul nido c’era già del cibo. Elia scrollò il capo. Non poteva essere lo stesso pezzetto del giorno prima, il merlo spazzolava via anche la più piccola briciola. Ogni giorno.
“L’avrà nutrito qualcun altro?” si chiese.
Mise ugualmente il pezzetto di pane nel nido.
“Buon per te mio piccolo amico…” sussurrò, “pranzo doppio oggi.”
Saltò giù dall’albero e si incamminò verso l’entrata della scuola: la campanella aveva appena suonato.
Quel giorno la scuola era stata un calvario. Estenuante. In qualche modo era riuscito a sopravvivere, ma continuarono ad accadere cose spiacevoli. Era stato accusato di aver attaccato una gomma da masticare ai capelli di una compagna. Qualcuno lo aveva incolpato dicendo di averlo visto compiere il gesto ed era stato del tutto inutile difendersi. Nondimeno sconvolgente la signora Giunti , quando lo guardò confusa mentre Elia gli stava porgendo il quaderno con i compiti.
“Me li hai già consegnati questa mattina. Torna al tuo posto!”
E poi era dovuto tornare a casa a piedi, la madre si era dimenticata di andare a prenderlo. Aveva aspettato per più di un’ora, triste si era incamminato a piedi.
Appena rientrato in casa corse in cucina e buttò addosso a sua madre tutta la sua rabbia. La donna rimase scioccata, dicendole che era andato a prenderlo e che si era anche fermata a parlare con la Giunti, per via di una versione che aveva sbagliato. Elia era sempre più confuso.
“Starò impazzendo?” si chiese.
Andò subito in camera, a stendersi sul letto. Rimase a fissare il soffitto, cercando una spiegazione dentro la sua testa. Era tutto molto strano. Con quel pensiero si appisolò. Si svegliò quando sua madre lo chiamò per la cena. A Elia piacevano le cene in famiglia. Erano le uniche volte in cui si sentiva veramente felice e le voci stridule la smettevano di tormentarlo. Suo padre gli disse di sbrigarsi, dovevano montare l’attrezzatura da kick boxing. Elia, eccitato, dimenticò la brutta giornata a scuola.
Andò in camera a prendere alcune cose che servivano per il montaggio, ma non le trovò. Si precipitò nella dependance e trovò suo padre, con tutta l’attrezzatura montata, che stava provando a tirare qualche calcio.
“Abbiamo fatto un buon lavoro Elia.”
“Papà, non sono stato io… non ti ho aiutato…”
Il padre rise e poi: “Ti va sempre di scherzare, eh! Però… sei divertente.”
E di nuovo quella voce stridula riempì la sua testa: “Colora dentro i contorni!”
Il padre gli chiese di provare a tirare qualche pugno o calcio, ma Elia si rifiutò dicendo che era stanco. L’uomo rimase sorpreso.
“Non è stata una buona giornata, papà. Oggi a scuola sono successe un sacco di cose…”
“Ti va di parlarne?” gli chiese il padre.
Elia scrollò la testa in segno di diniego e poi gli diede la buonanotte.
Si infilò sotto le coperte, costringendosi a calmarsi. Chiuse gli occhi, cercando nel silenzio teorie e spiegazioni a quella giornata così stramba.
“Domani sarà diverso. Sì, il sole sorgerà di nuovo e io mi sveglierò da questo incubo.” Mormorò prima di addormentarsi.
La sveglia trillò, spezzando il silenzio.
“Elia aprì gli occhi, ma era ancora tarda notte. Dalla finestra non arrivava alcun raggio di sole ed era freddo. Il ragazzo era ancora intontito e avrebbe voluto tornare a dormire. Un rumore molto debole proveniva dalla scrivania. Si girò verso di essa e vide una figura seduta alla sua scrivania che stava digitando sul computer e sorseggiando da una tazza. Gli sembrò di guardare se stesso.”
La sveglia trillò, spezzando il silenzio.
Elia si svegliò di soprassalto e si girò subito verso la sua scrivania. Era vuota e il computer era spento. Si alzò dal letto e andò verso la scrivania. Accese il pc e trovò alcuni messaggi spediti la notte appena passata, quando avrebbe dovuto essere addormentato. Trovò anche la tazza, con delle tracce di tè.
“Ieri sera non ho bevuto tè…” Era convinto di star vivendo un incubo.
Si precipitò fuori dalla stanza e sentì sua sorella parlare con qualcuno. Era la sua voce, si era riconosciuto all’istante. Si fiondò per le scale e in cucina. Sua madre stava preparando la colazione e c’era lui al suo fianco. Ebbe un attacco di panico e corse fuori dalla porta anteriore.
Si mise a correre.
Arrivò in fondo alla strada e continuò a correre. Il quartiere era immerso nel silenzio. Sentiva il battito del suo cuore come un fastidioso e insistente ronzio alle orecchie e poi tornò quella voce a tormentarlo: “Elia! Colora dentro i contorni! Elia!” E poi altri sussurri. Tante voci, tutte insieme.
E correva!
Sentì qualcuno correre assieme a lui e poi le voci si fecero ancora più forti. Corse più velocemente, senza mai girarsi indietro e sentì il suo respiro e il respiro di altre persone. Rallentò la corsa, ansimando per la fatica, i muscoli delle gambe si stavano indurendo e ogni passo gli costava fatica. Perle di sudore correvano sul suo viso, ma erano gelide.
Continuò a correre.
Le voci divennero urla. Il suo corpo divenne pesante. Il battito cardiaco accelerato. Teneva il passo con gli altri, ma sperava che prima o poi tutti si fermassero.
Elia cadde a terra, l’energia esaurita. Non aveva il coraggio di guardarsi attorno, temendo quello che avrebbe potuto vedere. Poi i passi scomparvero, le urla si affievolirono e tutto era di nuovo tranquillo. L’unico suono udibile era il suo respiro e la sua voce che mormorava una cantilena: “Elia… colora dentro i contorni… Elia”
Attorno qualche corpo esanime, qualcuno vicino a lui rantolava, qualche altro chiedeva aiuto.
Elia, con un coltello in mano, “colorava” le pozze di sangue fuori dai contorni accompagnando i movimenti con la sua personale cantilena: “Elia, colora dentro i contorni…”

Votalo!

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Scrivere è una delle mie passioni, senza la scrittura non sarei qui oggi. Ho pubblicato diversi romanzi con uno pseudonimo straniero e anche due silloge poetiche. Sono cambiate molte cose in questo ultimo periodo e ho deciso che era giunto il momento di mostrare che sotto a un nome di fantasia c'è una persona vera.Scrivo generalmente romanzi e racconti erotici, ma ultimamente mi piace sperimentare e sfornare piccole perle horror/fantasy. 

3 COMMENTI

  1. Questo racconto mi è piaciuto molto. Ho sentito il disagio di Elia, lo sgomento, l’angoscia. A tratti mi ha fatto tenerezza. Un racconto che tiene in tensione e trasmette la giusta dose di suspance. L’unica cosa il finale… mi ha lasciata un po’ confusa. Elia ha sterminato la famiglia? I compagni di scuola? A parte questo, mi è piaciuto.

    4.5/5

    5/5

    5/5

    5/5

    3/5

  2. D’accordo con Alessandra, non mi è dispiaciuto,
    forse manca qualcosa, ci sono delle aspettative,
    c’è una giusta tensione, sarebbe meglio un finale più esplicito.
    Eviterei la “il pulviscolo volteggiava fiero nell’aere”,
    frase troppo poetica per un racconto.
    Comunque positivo.

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