C’ERA UNA VOLTA… 5/5 (3)

1
11

La strada, sì!
Quanti coriandoli di tempo racchiude?
Sparsi a pioggia sono strisce sottili. Strappati, sembrano infittirsi.
Tu, nei miei occhi di sempre. Di ieri, di oggi, di domani. Degli anni a venire.
In quelle buffe feste di paese dove i piedi si calpestano nei balli fino allo sfinimento.
In quei gomitoli ci amammo o non ci amammo. Sta a te deciderlo!
A te che aspetto per aspettare me stesso.
Perché sono stufo dei mancati appuntamenti.
Della strada, mai!
Ci cammina addosso.
Mi cammina addosso.
Ha un odore inconfondibile.
Di te che mi mangi, mi bevi, mi consumi.
Di te che, forse, non mi acchiappi.
Di te che che hai fatto di me una stazione senza scadenze in un gioco difficile da concordare.
Ho visto la strada venirmi incontro
e vacillare.
Ho udito i corvi gracchiare nella libertà violata,
quella senza primavere, inevitabilmente esplosa.
Accade che d’un tratto la mente si dissoci.
Dimmi, a te quando?
Mentre ero impegnato a contare i battiti?
O quando il cuore non era ancora avvelenato dalla collera?
Con le mani nelle tue il mondo sembrava un albero
sotto cui sedersi e caricarsi d’amore.
Ladri, fuggiaschi, alleggeriti,
dagli istanti che si fondevano ai corpi.
Tu sussultavi, ai piedi di un sogno.
Io esultavo nell’attesa risposta.
Nella valigia mettici tutti i rumori
ma sta’ attenta a non possederli.
Lascia che vaghino,
che esondino,
che non abbiano un prezzo da pagare.
Tu che per me eri proprio emozione.
Come zittire la mente sì da renderla immobile?
Come espandermi perché non fossi abitudine?
Tu che, leggibile fra righe intere,
non sarai mai oscurità.
Scavo l’acqua che scorre,
cerco un dettaglio,
dove so che verrai
agitando le braccia
per non sprecare parole.
Ripenso all’albero,
ha quarantatré radici,
la somma dei nostri anni.
C’era una volta un ramo su cui mi arrampicavo.
C’era una volta un sogno su cui mi coricavo.
C’era una volta un vivere mai stanco.
Sdraiati e non sbagliare
immaginandomi diverso.
Non confondermi con la strada che senti sotto i tuoi passi.
Fischia perché il treno non parta
dimenticandoci.
Dietro i nostri profili
pizzica sillabe strane la guerra.
Sibila schietta le nostre paure,
scivola e sublima strane atmosfere.
Vengono lapidi
a sbalzare i silenzi,
paesaggi scorgo
che non mi attirano.
La costrizione mutila i lamenti,
gli spazi aperti tirano musica.
Dei rami secchi ho fatto fascine,
nel vuoto ho copiato i tuoi sorrisi,
guardandomi intorno
perché non c’eri.
Ti aspetterò,
quando sarai pronta.
C’era una volta un sognatore
nel tempo simbolico delle fiabe.
E c’era un mistero da dipanare.
C’era un mondo a scatola chiusa
in cui entrò di nascosto e non ne uscì più.

Votalo!

CONDIVIDI
Articolo precedenteMenagramo (Anime Salve di De Andrè)
Articolo successivoUna scintilla d’ombra.
https://www.facebook.com/Angela-Aniello-1566281076994573/timeline/   L’autrice Angela Aniello è nata a Bitonto (Ba) nel 1973.È laureata in Lettere classiche dal 1998, insegna nella scuola secondaria di primo grado e da tempo si dedica alla scrittura come vocazione dell’anima.Ha già pubblicato il racconto “Un figlio diverso” con Arti Grafiche Savarese nel 1997 e la raccolta di poesie “Piccoli sussurri” con Editrice Internazionale Libro Italiano nell’aprile 2005.Ha vinto il concorso nazionale Don Tonino Bello nel 1997; il secondo premio a un certamen di poesia latina, Premio Catullo ad Acerra (Na) nel 2004, il quarto premio al concorso di poesia d’amore Arden Borghi Santucci nel febbraio 2006 ed è stata segnalata in numerosi altri concorsi, inoltre ha pubblicato poesie e racconti in siti internet, diversi e-book, antologie e cd.Ha vinto il terzo premio di poesia e il primo premio per il racconto “Anche la paura puzza” al Concorso La Battaglia in versi a giugno 2015.Collabora al progetto “Una finestra sul mondo” con la psicologa Santina Maggio e da luglio partirà la collaborazione con la rivista Madness nel campo dell’Attualità.

1 COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO