CALDO ABBRACCIO – STORIE DI QUERCE E DI BONSAI -

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9 Aprile 2013

La giornata inizia in salita, sono in ritardo, devo andare dall’oculista e devo dire a Riccardo che non ci sarò per il pranzo.
Sono molto dispiaciuta, soprattutto perché lui è molto giù di corda, mi dice che è sul punto di andarsene da casa, che non ce la fa più a reggere la pressione della situazione che si è creata. Cerco di farlo ragionare. Si arrabbia.
Ormai è così da quasi un anno, non riusciamo a stare lontani ma nemmeno vicini, è una lotta continua tra il mio senso di colpa e la sua insicurezza.
Gli dico che non può lasciare la sua famiglia, glielo ripeto da tanto e lui va in bestia, lo prende come un mio rifiuto, non capisce. Non capisce che non può fare una cosa simile con tanta leggerezza, proprio lui che non è mai uscito da quelle quattro mura, che non conosce altra realtà oltre a quella.
Ogni volta mi risponde che allora è meglio non vedersi e non sentirsi più.
Forse sarebbe davvero la soluzione migliore ma siamo due anime disperate che si cercano, i suoi messaggi sono boccate di ossigeno in una vita grigia e priva di soddisfazioni.
Il lavoro che doveva essere il salto di qualità, la definitiva crescita professionale si è rivelato un banale lavoro di ufficio, poco stimolante, insomma un parcheggio. La vita privata più che deludente se si considera che la persona con cui vivo è totalmente presa dal proprio lavoro e dallo sport. Penso che per Riccardo in fondo sia la stessa cosa, sta con una donna che probabilmente lo apprezza poco ma soprattutto che non lo stimola, non basta essere una brava ragazza per far felice un uomo, non basta essere accondiscendente e lasciargli fare quello che vuole ed io questo lo so bene. Sara è tutta concentrata sulla figlia Laura e si è completamente dimenticata di avere un marito, inoltre non è in grado di includere Riccardo nel quadro famigliare, non può prendere iniziative con Laura, non può fare il padre senza avere l’approvazione di Sara.
Ci riprovo a dirgli che non può lasciare tutto che io sono solo una distrazione, che non potrei mai renderlo felice perché io sono uno spirito libero, che lui si è assunto delle responsabilità e che ora, per un capriccio, non può fare finta che non esistano, ma lui, a mezzogiorno, a conclusione di una lunga serie di messaggi, mi saluta con un – “ Vaffanculo….tu…mi fai piangere….”per il bene che ti voglio”….-
Ci penso e ci ripenso, non mi va di perderlo ma nella maniera più assoluta non voglio che lui lasci la sua famiglia. Non gli scrivo più, vado a pranzo da mia zia.
Il pomeriggio sembra interminabile, sono stata a casa dal lavoro per rilassarmi ma il mio pensiero corre sempre alla mattina, ad una situazione che dura veramente da tanto, troppo e al terribile scherzo del destino che ci ha obbligato a ricongiungerci proprio nel giorno in cui avevo deciso che dovevamo porre fine a tutto questo. Ho sempre creduto nel destino e non al caso. Nulla capita senza un motivo valido, ma inevitabilmente mi chiedo cosa significhi tutto questo, perché Beatrice e Riccardo si sono ricongiunti in una situazione tanto drammatica e soprattutto perché Cristian che tanto disapprovava questa nostra relazione è stato artefice di tutto questo? Un pensiero meschino dare la colpa a Cristian, che se avesse scelto lui di morire il giorno di San Valentino.
Persa in tutte queste riflessioni lui mi scrive e mi dice che va da Cristian. Ancora una coincidenza. Lo prendo come un invito e decido di raggiungerlo. So che preferisce andarci da solo, che una volta arrivato si arrampica sulla scala e fissa quella lapide per dei minuti che sembrano interminabili, ma l’istinto mi porta comunque da lui.
E’ una giornata gelida, ventosa e nuvolosa, tutto sembra fatto apposta per aggiungere pesantezza al mio stato d’animo.
Lo aspetto davanti al cancello, arriva, ci salutiamo appena e andiamo da Cristian.
L’atmosfera è suggestiva, l’essere lì in un cimitero davanti ad un amico morto, il silenzio, il vento, il freddo, il dolore, la solitudine, il senso di ingiustizia e poi di nuovo il silenzio, il vento e il freddo. Ho il cervello annebbiato, mi sembra di stare sospesa in una bolla che mi fa intravedere un mondo freddo e in bianco e nero.
Lui è dietro di me e non dice nulla, so che è ancora arrabbiato per lo scambio di messaggi di questa mattina. Io ho tanto freddo, un vento gelido mi brucia la faccia. Lui compie un gesto inaspettato, apre la giacca e mi abbraccia, mi avvolge. Non dice nulla, io appoggio la mia testa alla sua, sento il suo respiro, è calmo e regolare.
Succede tutto in un attimo, il caldo, quel silenzio irreale, quella situazione inspiegabile cambia tutte le prospettive. Mi arrendo alla vita. Tutto quello contro cui avevo lottato fino ad un secondo prima, le convinzioni, i limiti, la morale, le paure non esistono più, esiste solo il suo caldo abbraccio e il suo odore dolce.
La pace mi pervade, quel silenzio annulla tutto. Per un attimo ci siamo solo io e lui e quel testimone silenzioso il cui giudizio tanto temevamo.
Non so dire quanto sia durato forse cinque minuti o forse un’ora ma quel momento ha cambiato la mia vita per sempre.
Ci allontaniamo e nel parcheggio, davanti alla macchina, ci abbracciamo di nuovo e ancora quel calore, quell’odore che penetra nelle ossa e nella mente. Mi solleva da terra e mi fissa negli occhi, occhi trasparenti, liquidi.
Le labbra si sfiorano, è solo un bacio casto che sprigiona un lungo brivido lungo la schiena, è un’emozione nuova ma al tempo stesso, per la sicurezza e la pace che mi trasmette è famigliare e rassicurante come se lo conoscessi da sempre, come se quelle braccia fossero state create per accogliere me.

Pink feat. Nate Ruess – Just give me a reason

Votalo!

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