Buonanotte 5/5 (8)

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In una casetta sulle colline del Mondo Piatto, viveva una bambina con la sua mamma malata.
La curava notte e giorno, come un tempo aveva curato la rosa più bella del suo giardino. Così come la mamma le aveva sempre preparato biscotti, ora ella la nutriva amabilmente ed aveva imparato ad accendere da sé il camino.
Ma più tentava di risanare la malattia, più la malattia si era insinuata in lei.
Ed un brutto giorno, dopo una lunga ed insonne notte, purtroppo l’amata mamma scappò dalla vita e nessun familiare acconsentì di badare alla povera figlia.
Sola e malata, la bambina si rifugiò nella piccola casa, ma molte erano le faccende e tristi erano le cene solitarie. E quando la tosse aumentò, la tristezza divenne pressante e la mancanza della cara madre si fece insostenibile, la bambina decise che avrebbe attraversato la palude e l’avrebbe cercata nella Terra dei Morti.
Il giorno dopo, quindi, riempì un cestino con due pezzi di pane ed una borraccia e partì per la palude, decisa a ritrovare la sua mamma.
Le vecchie scarpe la fecero affondare nel fango e man mano che la bambina s’inoltrava nella palude, il cielo si faceva più rosso.
Venne sera e decise che era il momento di accamparsi essendo la malattia un pesante fardello e le gambe stremate per il lungo tragitto. Ma quando il primo sonno l’ebbe aggredita, immediatamente fu ridestata da strane dita.
Trovò dinnanzi a sé una vecchia donna incappucciata con un naso lungo e curvilineo e grosse mani rugose intenta a curiosare nel suo cestino.
La bambina, spaventata, afferrò il suo bagaglio e balzò all’indietro, chiedendo tremante:- Chi sei? Cosa vuoi?
-Piuttosto chi sei tu?- rispose in tono gracchiante- Una bambina tutta sola nel bel mezzo della palude in cerca della Terra dei Morti…
-Come sai che devo raggiungere la Terra dei Morti?- chiese la bambina stupita, arretrando qualche altro passo.
-Percorrendo questa strada è solo lì che si arriva,- spiegò la vecchia, ancora avanzando- E poi, mia cara, io sono una strega, niente sfugge al mio sguardo!
-Una s-strega?- balbettò la piccola- E cosa vuoi da me, strega?
-Solo la tassa d’ingresso.
-Tassa?!- la fanciulla non aveva mai sentito parlare di una tassa da pagare per attraversare la palude perché nessun uomo aveva mai intrapreso tale viaggio.
Ma la vecchia incappucciata sollevò in aria lo storto dito e sentenziò severa:- Se non paghi la tassa, sai cosa ti succede con una strega. Pagherai o diverrai la mia cena. Mi pari succulenta!
Le gambe della bambina tremarono. Il suo cuore però seguiva la brama di raggiungere la mammina, sicché chiarì alla strega di non avere denaro, ma che le avrebbe ceduto il suo cestino con pane, acqua e tutte le medicine.
-Non basterà!- gridò però la strega- Per avere l’accesso ogni tuo bene ti sarà da me sottratto!
La bambina, delusa ma audace, capì che era tutto quel che rimanesse da fare. Cedette dunque nelle mani bitorzolute della strega i suoi viveri, i vestiti, le scarpe e quel pò di salute che le rimaneva.
-Ora puoi passare.- sorrise la vecchia senza nemmeno un dente.
Fu così che la bambina nuda, scalza e malata decise di proseguire, giungendo nel luogo più caldo della palude. In terra il fango era diventato erba e bellissimi, scuri fiori s’alzavano al cielo come alberi.
La bambina pensò che fosse il luogo perfetto dove riprendere le forze. Ma anche stavolta non ebbe il tempo di abbandonarsi che udì un’estranea voce.
-Cosa ci fa, di grazia, una bambina, in questo luogo?- le chiese un lupo col muso puntato sugli scalzi piedi ed una malsana luce negli occhi bui.
-Devo raggiungere la Terra dei Morti. Una strega mi ha già fatto pagare la tassa d’ingresso. Come può vedere non ho vestiti, né più cibo.- spiegò la bambina, ritraendosi.
Il lupo, che si sporse ugualmente ad annusarle la pelle, all’udire quella storia se ne inventò delle belle. A pochi centimetri dalle giovani labbra, aprì le fauci maleodoranti e ribatté:- Dunque dovrai avere anche il permesso scritto, firmato e timbrato della strega?
La bambina, provando ad allontanarsi ma incastrata in una radice della nera pianta, gridò disperata:- Non mi ha consegnato niente del genere, signore!
-Ed io come posso crederti, cara? Mi rincresce, ma dovrò chiederti una sovrattassa,- s’avvicinò sino a sfiorarle il visino- per essere ugualmente riuscita a giungere fin qui!
Le lacrime parvero straripare come un fiume dagli innocenti occhi della piccolina che domandò disgraziata:- Ma io non ho più niente da offrire, signore!
-Oh, non mi importano vestiti e vivande, bambina. Lo vedi, ho molti bei fiori, puri ed incontaminati e di questi mi cibo. Mi basterà solo avere il tuo fiore immacolato e ti spalancherò le porte indicandoti persino la strada.
Con i pungenti artigli il lupo afferrò il corpicino della bambina e concluse spiacente:-Temo che se non accettassi, dovrei mangiarti.
La bambina disperata pensò alla mamma e se per rivederla sarebbe stato necessario compromettere la propria purezza, non si sarebbe sottratta.
Su quell’erba scura diede al lupo ciò che chiedeva, poi rimase sola, il corpo e la sua pena.
Rimase lì rannicchiata con le gambe sporche del suo sangue, poi comprese che ci aveva comprato uno scopo più grande. Si rialzò, riprese il cammino e trovò un grosso burrone a sbarrarle sentiero.
Quello che dall’altra riva pareva un masso, tutt’a un tratto s’alzò dalla terra e si rivelò essere un drago.
La bambina vide le grosse ali della bestia ed anche se impaurita, le fece la proposta:- La prego, signor drago, sono molto stanca e molto malata. Potrebbe lei portarmi dall’altro lato della sponda di questo vecchio burrone?
Il drago rispose e la sua voce fece tremare la terra:- Questo non è un burrone, è il letto del mio infinito stagno. Forse lo farei, ma sono un drago d’acqua e da quando lo stagno è scomparso muoio di sete ed io stesso non posso raggiungere la riva opposta.
La bambina si gettò nella disperazione e nuove lacrime solcarono le sciupate guance.
-Continua!- esultò il drago vedendo che le lacrime si stavano accumulando nell’arido letto del suo stagno.
-Continua a piangere!- gridò buttando in terra la bambina con la forza del suo ruggito.
-Ma, drago, non riuscirò mai a piangere tanto da riempire un grosso stagno!- si lamentò la bambina.
-Bene, allora guardami negli occhi. Ti farò vedere il male del mondo così piangerai abbastanza da accontentare entrambi.
E così lo guardò la bambina che scoprì la crudeltà del mondo sconosciuto e percepì la paura delle cose ignote e le sue lacrime si fecero tanto grosse e tanto pesante che in un qualche secondo riempì di infinite lacrime, l’infinito stagno.
Il drago cominciò avidamente a bere e così piene erano le sorsate che la bambina s’accorse che se non avesse corso, lo stagno si sarebbe presto nuovamente prosciugato.
Lottò con l’acqua sporca ed il fango della riva. Per un attimo si trovò nella bocca del drago per poi nuotarvi velocemente fuori e riuscire infine a toccare la riva.
Mentre il drago continuava a riempirsi lo stomaco d’acqua, la bambina nuda, sporca e malata corse fin quando il terreno non cominciò a scorticarle i talloni.
Inciampò per l’improvviso dolore e rotolò in erbacce pungenti di oscuro colore.
Il corpicino stremato atterrò su di una morbida sabbia e dinnanzi a lei apparve, bellissima, una fata.
Il viso era inondato di luce, ma una voce gentile le porse le sue scuse:- Bambina mia, mi spiace per tutto questo- e la bambina riconobbe il canto familiare- Perchè mai tutto questo per venirmi a cercare?
-Madre!- esultò la bambina- Quando ve ne andaste non seppi più come fare. Il mondo scomparve, ed io vi dovevo ritrovare! Per questo ho perso me stessa ed ogni cosa che m’apparteneva, ma ora a ritrovarvi s’è alleviata ogni pena! Rimarrò qui con voi, madre mia, avvolgimi in queste belle ali da farfalla e fammi dormire tra le tue braccia, sono stremata!
-Ma, piccola mia..- esordì la fata piena di luce e dolcezza- nulla dovrebbe riuscire a cambiare la tua anima ed alcuna notte disturbare i tuoi sogni. Sono molte le anime nella Terra dei Morti, ma nel mondo, seppur piatto, si può scegliere tra diverse sorti. Questo non è il posto per una bambina, ci vuole una casa, un corpo, un’anima ed immenso coraggio.
-Ma madre, senza di te valgo meno d’un coniglio spaventato.
-Eppure sei giunta fin qui, figlia mia. Hai molto coraggio ed ora anche esperienza. Torna nel mondo, tua mamma ti racconterà una fiaba ogni sera! Ma per non rendere vano il tuo viaggio, lascia che ti curi dal male che ti ha fatto.
Con la mano luminosa e calda, le toccò una spalla e tutt’a un tratto il male era scomparso, il corpo era forte, l’animo tranquillo e, la dolce pelle avvolta in un elegante vestito.
-Grazie madre, ora sto molto meglio. Ma sono ancora tanto stanca…-confessò la bambina per tanto sbadigliando.
-E’ ora che riposi, figlia mia. Ma non tra le mie braccia, hai una bella casetta sulla collina. Lascia che il tuo posto sicuro ti culli e ti renda più viva di prima.
Le grandi ali avvolsero la fanciulla. L’ultimo dolce abbraccio prima di tornare alla casupola.
Ma la madre ebbe rispettata presto la sua promessa ed appena rientrata nella sua casa, sul letto poggiava una fiaba, la prima e così per ogni sera.
Ed ogni notte, per trovare la pace, leggeva la bambina, sicura oramai di spegnere la luce senza perdere la retta via.

8 COMMENTI

  1. Grazie, è la mia prima fiaba. Mi attirava l’idea di una fiaba della buonanotte che parlasse della paura dei più piccoli allo spegnersi della luce, consolati però dalle rassicurazioni dei grandi.

  2. Delicata, intensa e scritta benissimo. Bravissima, mi è piaciuta tanto, hai uno splendido stile narrativo 🙂

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  3. Il dialogo poetico tra madre e figlia ha reso questa bellissima fiaba un inno alla vita, allontanando dal cuore ogni paura che rende “la retta via” piena di insidie.
    Bravissima Federica.

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  4. Perfetta metafora della vita nel viaggio della bimba. Scritta egregiamente, trovo il tuo stile elegante, forbito e scorrevole. Le trame che scegli mai banali e dal significato profondo. Complimenti

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  5. Semplicemente meraviglioso.
    Bravissima e stile di scrittura egregio, mi ci hai saputo trasportare.
    Fantastica!

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