Black suede shoes -

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Le labbra contratte stringevano il filtro mentre la bocca si impegnava in lunghi e rapidi tiri. Piero teneva stretta la sigaretta tra le dita. Indossava un completo primaverile, dal tessuto morbido, una camicia bianca, che aveva slacciati gli ultimi due bottoni, e una cravatta, molle intorno al collo.
Con il suo paio di mocassini in pelle nera e dalla suola di cuoio duro, che risuonavano sul catrame, misurava il marciapiedi di fronte al portone con ampie e veloci falcate. Avanti e indietro. Nella sua testa ripassava il discorso che si era preparato per Cristina, misurando con perizia rimostranze e ricordi, sensi di colpa e accuse, perdono e desiderio. Si lasciava trascinare dalle sue scarpe; dall’impatto secco della suola sul terreno e dal rintocco ipnotico provocato dal cuoio, dimentico del mondo che aveva intorno. Così non vide il bambino e la bambina che gli passarono accanto mano nella mano, non percepì il profumo di pane caldo che proveniva dalla panetteria all’angolo né udì quella canzone, che tanto gli piaceva, suonata dall’autoradio di una coupé che passava sulla strada, né tanto meno si accorse dello sguardo furtivo e curioso che gli lanciò la deliziosa biondina che accompagnava i due bambini. Era tutt’uno col suo obiettivo. Avrebbe riconquistato Cristina. Era destino. Era scritto nelle stelle. L’avrebbe riconquistata perché lui lo voleva e perché così aveva deciso. L’avrebbe attaccata perché lei lo aveva tradito con quell’attore da quattro soldi ma alla fine l’avrebbe perdonata. Dopotutto anche lei gli aveva perdonato le sue scappatelle. Sarebbe stato magnanimo e comprensivo. Le avrebbe concesso il suo perdono.
Certo però che gli rodeva. Se ci pensava troppo aveva la sensazione che il sangue gli affluisse sotto lo sterno. Come si era permessa di fare quello? Di farlo proprio a lui? Cominciava a sentire come una bolla d’aria nello stomaco. Il respiro cominciava a venir meno. Lei avrebbe dovuto avere più rispetto della loro relazione, del loro legame. Perché non ci aveva pensato prima di farsi scopare come una troia? Mentre scopavano forse quei due avevano riso di lui. Chissà che parole c’erano state fra di loro. Il sangue sotto lo sterno cominciava a bollire. L’avrebbe ammazzata! Si voltò e cominciò a correre verso il portone ma il piede inciampò su qualcosa di morbido che lo fece scivolare. Piero roteò su se stesso, si inclinò paurosamente e picchiò il culo sul marciapiedi. Osservò i suoi piedi e si accorse, allora, di aver pestato una grossa merda di cane. Fu un attimo. Sentì le lacrime bagnarli gli occhi e il respiro come tagliuzzato da lame. Come se arrivasse dal pozzo della sua anima, un urlo disumano proruppe dalla sua gola. Si guardò intorno. Sembrava che nessuno lo avesse sentito. Contemplò ancora il mocassino; la merda lo impiastricciava un po’ dappertutto. Rimase come sospeso per un istante e poi si sciolse in una risata larga e insensata. Allora si levò le scarpe, si rimise in piedi e s’incamminò verso l’angolo. Ci svoltò e scomparve.

Votalo!

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