Ballerina 4.25/5 (6)

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Entrando nel teatro mi sento un po’ a disagio, intorno a me famiglie, marmocchi urlanti, mariti annoiati, zie, cugine e mamme che cicalecciano allegramente. Ti sei messa in testa di imparare a ballare la danza del ventre a 35 anni, questo saggio per te rappresenta qualcosa di bello, di grande, di emozionante, per me rappresenta solo una serata buttata. Sono stanco, ho sonno, ho fame. Spero solo non duri troppo. Fa caldo, scegliere questo piccolo teatro come location il 28 di giugno è stata un’idea assurda. Non c’è aria condizionata, è da denuncia. Chi l’ha scelto? La tua maestra? Vorrei parlarci a fine serata. Dirle che ti proibisco di fare altri saggi in futuro. Imporre la mia autorità di marito, una volta tanto. Invece no, sto qui, contro voglia solo perché a te fa piacere, ti assecondo, come sempre.
Finalmente inizia, non ci sei tu. Arrivano tre donne molto grasse sui 50 anni. Non si possono oggettivamente vedere, non sanno ballare nemmeno, Dio mio che orrore. Pietà fatemi uscire. L’agonia dura circa 8 minuti, 8 minuti di ciccia messa in bella mostra in mezzo a un tripudio paillettes e ritmo martellante di tamburi. Ah no…non sono tamburi, darbuka, come dici tu. Chi se ne frega ora non ci sei, non sei nella mia testa e quindi io li chiamo tamburi.
Secondo balletto. Finalmente tre ragazzine magre. Avranno 20 anni, ballano benino, la musica è molto più gradevole, melodica, un tripudio di veli colorati. Menomale, altri 5 minuti buoni passati velocemente.
Terzo balletto. Eccoti, arrivi insieme alle tue inseparabili amiche e compagne di corso. Per fortuna siete tutte belle. Morbida lo sei, al punto giusto. Dio mio come sei bella con quel costume rosso. Inizia la musica e vedo i tuoi capelli accarezzarti come un manto setoso, ti scendono addosso con grazia, non avevo mai notato che ti fossero cresciuti così tanto. Mentre muovi il seno a ritmo della darbuka mi accorgo di quanto sia bello. Alto, sodo, tondo. Adesso vorrei metterci il mio viso in mezzo, sono mesi che non tocco il tuo seno. Gli anni sembrano non avere infierito sul tuo corpo, sembrano non avere lasciato segni ingrati nel passaggio di consegne tra giovinezza e maturità. Cosa fai? Cos’è quel movimento pelvico? Sembri un serpente. Un sinuoso serpente che si muove in una danza d’amore. Mi guardo intorno, c’è uno di fianco a me che vi sta fissando in modo che non mi piace. Porco. Sono un uomo e riconosco quello sguardo da porco. Quanto tempo è che non mi chiedo che effetto fai sugli altri uomini? Dio mio, sei bellissima. Adesso sei di spalle, stai muovendo i fianchi, destra, sinistra, destra, sinistra, movimento circolare. Hai nel volto dipinta tutta la sensualità di cui è capace il tuo sguardo mentre ti volti verso il pubblico. Quegli occhi neri, grandi, grandi da poter contenere tutta la solitudine della notte, la grandezza dell’ oceano, la maestosità delle montagne. Quegli occhi neri, caldi come il velluto, languidi come un bacio rubato in silenzio. Ti guardo mentre il tuo ventre fa uno strano gioco, si muove in perfetta sintonia con la musica, si sposta, in alto e in basso, vorrei fermarlo adesso con la mia mano, sentire il calore del tuo ombelico, infilarci la lingua. Le tue braccia sembrano rami mossi delicatamente dal vento. Sono ipnotizzato dalle tue braccia, dalle tue spalle, dal tuo collo, tutto di te si muove al momento giusto, nel modo giusto, sei brava. Sei davvero brava e io non lo sapevo. Non ti ho mai guardata mentre provavi la tua danza in sala o in camera da letto. Ho sempre tenuto il naso sul cellulare, infastidito da quella odiosa musica che non ho mai sopportato. Invece adesso la trovo piacevole, mentre ci balli sopra, mentre la metti sotto i tuoi piedi, nei tuoi fianchi, nel tuo ventre, tra le tue braccia, sul tuo viso.
Voglio fare l’amore con te stasera. Mi sembra di scoprirti per la prima volta. Mi sembra di conoscerti di nuovo, mi sembra di…
Ecco è finito. Sei stata brava, bravissima. Applaudo felice. Anche il porco applaude soddisfatto. Ma adesso lo perdono, perché sei mia, sei mia soltanto. La mia ballerina, penso, mentre dal palco ti vedo cercare il mio sguardo. Come una bimba al saggio della scuola che cerca lo sguardo di mamma e papà. Amore mio.
Quarto balletto, entra un gruppo di ragazzine. Non riesco a togliermi dalla mente il tuo viso. Ho caldo ma non importa, ho fame. Di te.

Votalo!


14 COMMENTI

  1. Bellissimo caldo passionale pieno di Amore …
    Mettersi in gioco per se stessi ma sopratutto per far riscoprire al propio compagno quanta femminilità ce ancora dentro di noi …grazie della bella sensazione che mi hai regalato ..⚘

  2. Non so cosa sia successo… sono nuova qui dentro, ma credevo di aver votato e commentato il tuo racconto…
    Rifo… ho messo quattro stelle perché mi è piaciuta la trama e mi è piaciuto lo stile, ma mi è mancato qualcosa in più, una sorta di guizzo che non so meglio definire… come se sapessi che avresti potuto fare di più 😉

    • Ciao Piperita, si ho visto il tuo precedente commento e stavo per risponderti ma,molto cortesemente, la fondazione ha rimosso quella pubblicazione perchè mi era partita due volte! L’ errore è stato mio e hanno rimediato al mio pasticcio 🙂 Grazie per il tuo commento e il tuo voto, che apprezzo molto 🙂

  3. Bellissimo racconto, ben scritto; descrivi anche molto bene il pensiero dell’uomo che si vede costretto a partecipare a un evento controvoglia, salvo poi riscoprire la moglie in tutta la sua femminilità e il desiderio che ancora nutre per lei. Un errore di battitura qui: “in alto e i basso”. Brava!

  4. Ciao Alessandra,
    racconto ben scritto, brava… lettura scorrevole. Ma mi trovo costretto a fare un distunguo (e metto subito in chiaro che parlo a titolo personale e giudico in base al mio gusto personale) tra contenuto e contenitore: se il contenitore ha una bella forma ed è colorato, per contro il contenuto mi pare imbottito di prevedibilità 🙂 non c’è niente che spezzi, anche temporaneamente, il corso delle cose… e l’io lettore sa già fin dall’inizio come andrà a finire 🙂

    • Maso ciao, grazie per il commento. Ti confesso che volevo fosse così. Nessun colpo di scena. Volevo proprio che fosse in linea con i pensieri “semplici” di un marito che, per tanti motivi, non guarda più la moglie per poi “riscoprirla” in un contesto nuovo, che lui aveva sempre snobbato. Volevo qualcosa di tremendamente banale, quotidiano, realistico. Rispetto comunque la sensazione che ti ha dato: forse un po’ …scontato? 😉

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