Arriveremo 5/5 (1)

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Sale, sulle labbra e sulla pelle. Nelle narici. Sui vestiti umidi. Nei capelli. Negli occhi. Salsedine ovunque. Blu e verde. Odore di mare. Di stoffa bagnata. Di pelle accaldata. Nausea.
Pazzesco pensare che possa mancare l’aria in mare aperto.
Stringe al seno il suo fagotto e cerca di spostarsi verso il bordo, in cerca di un po’ di ossigeno. Spalle e gomiti e braccia e lamenti. Odore acre di pelle bruciata dal sole impietoso. Gente che cerca riparo nell’ombra di altra gente. Sguardi liquidi nei volti scavati. Un pianto di bambino, perso nel groviglio di braccia: magari ha fame.
Si morde le labbra guardando il fagottino tra le sue braccia. Occhi verdi che frugano la stoffa, voraci, alla ricerca del minimo movimento. Invano. Raggiunge il bordo della barca dopo ore, forse mesi. Non sa più da quanti giorni non vede la terraferma.
La sua terra. Quella terra madre che l’aveva nutrita, la sua casa divenuta prigione, meravigliosa e dannata. Splendida terra implacabile e senza pace, madre indegna che vede le proprie figlie violate, spettatrice impotente che assiste in prima fila all’assassinio dei propri figli, scofitta.
Un brivido le percorre la schiena e sa, all’improvviso, di essere ancora viva. Punta lo sguardo sulla linea blu davanti a sè, incredibile e perfetto virtuosismo naturale, confine netto e irraggiungibile tra cielo e mare. Respira forte tutto l’ossigeno che riesce a trovare, tra il sudore e il sale.
Respira
Lenta
Inspira
Espira
Il peso lieve tra le braccia. Troppo lieve.
Sposta il fagottino su un braccio, mentre con la mano libera afferra un lembo di stoffa.
Un altro respiro, il più lungo della sua vita, prima di sollevare il tessuto, con gli occhi chiusi.
Per un attimo lungo un’eternità, rimane così, sul bordo della barca con gli occhi serrati, le mani a stringere la stoffa, le orecchie assordate dal silenzio.
Un altro po’ di ossigeno nei polmoni, prima di aprire gli occhi, senza fiato.
E il meraviglioso verde dei suoi occhi è niente rispetto al nero profondo di quello sguardo. Vivo. Salvo, tra le sue braccia. E gli occhi le fanno male mentre versa lacrime calde su quel piccolo viso di ambra. E lo bacia, quel suo piccolo fagottino di muta speranza. Lo riempie di baci quel suo piccolo, stremato guerriero. Scruta ancora l’orizzonte, piena di gioia,e stringe più forte quel mucchietto di vita.
Arriveremo a terra, amore, te lo prometto.

Votalo!

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Delirante mente femminile classe 1992, di origini toscane e con meta ancora da definire.  Divoratrice di libri fin da bambina, scrivo di getto per alleggerirmi i pensieri e ho scoperto di recente che a volte non sono nemmeno tanto male :) Aperta ad ogni consiglio e critica, please!

1 COMMENTO

  1. Il tema è più che mai attuale e per questo molto sfruttato.
    Lo stile incalzante fatto di frasi brevi, però, lo ha resoun quadro da guardare nei minimi dettagli.
    Mi è piaciuto.

    5/5

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