ANNO DI LEVA 1950 5/5 (1)

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Finalmente manca poco. Sono sveglio dalle 6,00. Doccia, barba, colazione. Il trolley con la biancheria di ricambio è pronto già da due giorni Mi guardo allo specchio e mia moglie sorride soddisfatta.
“Sembri un ragazzino, il vestito ti sta a pennello e poi questa camicia a fiori ti dà un’aria così giovane, disinvolta. Ti rinnoveranno la carta per almeno cinque anni. Puoi stare tranquillo. Magari anche io potessi avere la stessa fortuna. Quando toccherà a me , vedrai che tornerò in una scatolina e tu ti godrai la vita ancora per chissà quanto tempo senza di me “
“Smettila di dire queste fesserie, lo sai che ancora fai girare la testa agli uomini. L’altra volta ho visto il marito della fioraia che si stava facendo mettere sotto da una macchina per guardarti le gambe mentre salivi le scale della chiesa. Vuoi vedere invece che l’Azienda a fine settimana ti omaggerà del mio vaso cinese. Io ti chiedo solo il favore di sistemarlo vicino alla finestra. Voglio vedere sempre la luce !”
Suona il citofono! Sono loro. Hanno delle divise bianche. Un uomo e due donne. Sono gentili e armeggiano con i loro tablet. Si accomodano nel salotto, mi chiedono la chip di riconoscimento. Verificano tutti i dati, quelli anagrafici e quelli sanitari. Fanno le solite domande di rito. Se ho bisogno di prendere medicinali per particolari patologie, se uso il bastone o stampelle per camminare, se porto abitualmente gli occhiali o mi sono state impiantate lentine sintetiche o naturali, se mi sono stati trapiantati organi umani o animali. Tutte domande inutili perché loro già sanno tutto dalla lettura della mia scheda personale. Ma questa è la prassi. Tirano fuori una boccetta color giallo paglierino e versano il contenuto in un bicchierino di carta e sempre con grande gentilezza m’invitano a bere tutto d’un fiato. Mia moglie ha gli occhi lucidi e guarda con apprensione tutto quello che sta accadendo. Mi tiene stretto per il braccio e solo in quel momento mi accorgo che sta tremando. Una delle donne si alza, sfila una penna dal taschino della divisa e gliela mostra , lei non capisce che cosa significa quel gesto. Scuote la testa come per dire, prego! E’ un attimo e un piccolo raggio laser parte da quella che sembrava una stilografica e la colpisce alla fronte.
“Ma cosa state facendo. Come vi permet… ! ”
“Stia calmo, non si preoccupi. E’ solo un tranquillante a cristalli liquidi. La signora non subirà nessuna conseguenza morale né fisica da questa proiezione di luce sintetica. Non ricorderà nulla di questi momenti e fra dieci minuti sarà tutto come prima. Quando lei tornerà a fine settimana non ci sarà traccia per nessuno dei due di questa verifica sanitaria. La prego di bere questa essenza naturale”
“Senta, io mi rifiuto di bere. Dovete spiegarmi che cosa ci state facendo. Dovete svegliare mia moglie. Io protesterò energicamente con il Prefetto per i vostri modi. Mi sembrate una polizia segreta. Una specie di Gestapo. Siamo nel 2030 e io accetto di buon grado di passare la visita, perché queste sono le regole di questo stato ma io come cittadino ho il diritto di essere trattato con dignità e umanità”
“Ascolti, questa è la normale prassi operativa di ogni verifica sanitaria. Noi stiamo facendo ordinatamente quello che deve essere fatto. Sua moglie è stata messa al riparo da eventuali traumi affettivi per la momentanea separazione cui dovrete assoggettarvi per qualche giorno. Ora la invito a bere, perché altrimenti saremo costretti ad anestetizzarla con una puntura elettromagnetica . E allora per davvero le conseguenze potrebbero essere per lei molto negative. Arriverebbe in sede disteso su una lettiga e potrebbe avere problemi seri per deambulare e per la parola. In sede di verifica delle sue reali condizioni fisiche e mentali questo potrebbe giocare a suo sfavore e potrebbero anche non concedergli il permesso di restare. Preferisce fra qualche giorno tornare a casa come se niente fosse accaduto oppure essere consegnato dall’Ufficio Spedizioni dell’Azienda Sanitaria in una pregiata anfora di porcellana? Avanti, la prego di essere ragionevole e di bere l’essenza”
Che mondo era questo, avevo compiuto ottanta anni e mi dovevo sottoporre a questa visita per stabilire se ero in buone condizioni fisiche per continuare a restare in vita, nella mia città, nella mia casa, accanto a mia moglie. Dovevo fare una sorta di revisione come si faceva per le macchine quando erano ancora a benzina . Mi avrebbero dato ogni volta una proroga di tre o cinque anni al massimo.Oppure avrebbero deciso a loro insindacabile giudizio di chiuderla li, con tutta l’assistenza possibile e immaginabile restituendo le mie ceneri alla famiglia in una anfora dozzinale fatta in Cina e pagata dallo stato. Mia moglie era più giovane di me e se ne stava immobile come una statua seduta sul divano , fra tre anni la scena si sarebbe ripetuta a parti rovesciate. Sarebbe toccato a lei passare la visita e probabilmente io sarei stato paralizzato per non soffrire della sua partenza. Che devo fare, bere l’intruglio o farmi addormentare. Chiedo ancora un momento per pensarci e per andare in bagno. Mi guardo allo specchio, mi sento molto stanco, mi sono alzato presto per il pensiero , penso proprio di aver deciso, ho bisogno di respirare un poco di aria fresca, apro la finestra , c’è una luce penetrante, chiudo gli occhi e mi metto a volare …!

Votalo!

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Sono nato a Modica. Ex bancario, ex viaggiatore, ex fumatore, ex giocatore di carte, ex sommelier, ex appassionato di cravatte, ex allevatore di pesci tropicali, ex di tante altre cose oramai quasi del tutto dimenticate. Oggi sono solo un pensionato che ama leggere libri e scrivere piccoli racconti, ricordi ed emozioni della propria vita. Riesco in questo modo a tenere viva la mente, a viaggiare nel tempo e nello spazio, senza limiti, senza frontiere e senza prendere alcun mezzo di trasporto. Ho solo con me il mio vecchio computer di prima generazione che mi tiene compagnia e che è diventato il severo custode delle mie storie e delle mie fantasie. Siamo diventati amici inseparabili e forse anche qualcosa... di più!

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