Annarè 4.95/5 (5)

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«Le preparo la cena, signor Gaetano?»
Scuoto la testa per accennare un sì alla giovane donna che da qualche mese si occupa di me. Mi dondolo dolcemente su questa vecchia amica, con un plaid a scaldarmi le gambe. In lontananza i fuochi d’artificio iniziano la loro danza, un’esplosione di luci e suoni che colorano il cielo terso della sera.
Ed ecco che le immagini di te bambina si affacciano alla finestra dei ricordi, quando, durante i giorni di festa, indossavi quel candido vestito bianco ricoperto di merletti, abbinato a quelle graziose scarpette di vernice.
Com’eri bella.
I tuoi occhioni azzurri brillavano davanti a quello spettacolo mozzafiato ed io mi abbandonavo a te, alla tua bellezza che mi mozzava il fiato lasciandomi senza parole, mentre la fresca brezza di maggio ti scompigliava le lunghe onde brune.
«Guarda Nino, quanto sono belli i fuochi!» Urlavi per sovrastare quel boato.
“E tu sei bellissima, Annarè. Ed io voglio guardare solo te” ti ripetevo io, ma solo nella mia testa per timore che la magia svanisse.
Sì, perché quella per me era una favola meravigliosa, Annarè. Non mi credi? Invece, è così. Una di quelle che non avrei voluto finisse mai; che mi riempivano il cuore di una tale felicità da voler volare su di una nuvola e rubare al sole uno spicchio da donare a te.
E tu, per l’emozione, mi avresti abbracciato stretto stretto come facevi quando salivamo insieme sulla giostra che girava tanto forte.
Sì Annarè, io ti amavo già allora anche se tu eri così ingenua e innocente, con quelle manine piccine che battevi a ritmo al passare della banda e la bocca a forma di cuore colorata dal torrone.
E adesso, Annarè? Adesso siamo cresciuti. Tanto cresciuti. O forse farei meglio a dire invecchiati. E’ questo ciò che sono, Annarè. Un vecchio che ha smesso di vivere. Da quando te ne sei andata, hai portato via con te anche il mio sorriso. Le mie labbra s’inarcavano solo guardando te ed il mio cuore danzava solo sulle note del nostro amore.
Come hai detto, Annarè?
Non lo trovi giusto?
Non so più cosa è giusto, da quando mi hai lasciato solo. Eri tu la mia guida, come quando da bambini mi trascinavi per le viuzze strette ed anguste della città vecchia per correre ad abbracciare il mare e salutare i gabbiani in volo.
Sono mesi ormai, che indosso il costume della malinconia. E’ scomodo, ma cosa dovrei fare?
No, non guardarmi così Annarè. Il tuo sguardo di ammonimento mi scuote, come solo tu sai fare. E lo sai che, quando mi guardi così, non so dirti di no.
«La cena è pronta, signor Gaetano» mi dice la badante, togliendomi dalle mani la foto di mia moglie e aiutandomi ad alzare.
«Ho cambiato idea, Svetlana» le dico e lei appare sorpresa. «Faccio due passi tra le bancarelle, sai oggi è festa qui da noi.»
Trotterello verso la porta, tornando un po’ bambino.
Sorrido.
Questo sorriso, che mi sono appena inventato, è per te Annarè.

Votalo!

6 COMMENTI

  1. dolcissimo!

    (un paio di ripetizioni all’inizio: “candido vestito bianco” e “spettacolo mozzafiato […] che mi mozzava il fiato)

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  2. Qualche mozzafiato di troppo ma tristemente bello! 🙂

    4.75/5

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  3. Quant’è bella sta storia, Annarè! E quant’è bello il tuo cuore! Un abbraccio

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