Angel – Parte prima – 5/5 (1)

1
12

cheap Soma overnight delivery Angel era a metà della sua lezione in cui spiegava, ai nuovi arrivati, il comportamento da tenere durante la “transizione”. I suoi alunni lo seguivano con attenzione in un silenzio surreale. Nella sua lunga esperienza ne aveva visti tanti passare e alcuni erano diventati davvero bravi. Altri alla fine avevano preso strade diverse e svolgevano i compiti più disparati. Ognuno di loro avrebbe ricoperto il ruolo più consono alle proprie caratteristiche.
Era preso dalla spiegazione del ruolo fondamentale del “calore” durante la “transizione” quando sentì Minor che lo chiamava. Capì immediatamente dal suono allarmato della sua voce che qualcosa doveva essere andato storto e quindi interruppe la lezione e si precipitò da lui.
Minor era uno dei suoi ultimi studenti, non aveva molta esperienza ma fino ad allora aveva svolto il suo compito senza esitazione e nessun problema. Era il più piccolo di tre fratelli arrivati da qualche anno a seguito di un grave incidente e per questo aveva scelto quel nome.
Angel piombò nella stanza e vide subito l’espressione impaurita e disorientata del suo allievo.
“Ho fatto tutto come sempre, non capisco” disse con la voce affannata.
Angel si avvicinò all’uomo con calma, lo guardò negli occhi mentre questi indietreggiava verso l’angolo.
“Non ti avvicinare!” Gli urlava.
Lui non si scompose, si concentrò, la sua aura sembrò aumentare a dismisura, il calore pervase la stanza che si riempì di luce. L’uomo pian piano si calmò. Angel allungò la mano verso di lui.
“Andrà tutto bene, puoi fidarti di me.”
Questi si avvicinò decisamente più calmo e strinse la sua mano. Nel momento in cui i due si toccarono anche l’uomo fu investito dalla luce e insieme iniziarono il viaggio.
Adesso erano seduti, Minor chiese ad Angel il perché di quella reazione e lui gli spiegò che non tutte le persone reagivano allo stesso modo al loro arrivo. Ce n’erano alcune che non si sentivano pronte, che avevano grosse motivazioni per restare ancorati alla vita terrena e che in quei casi lo sforzo da parte loro era molto più grande. Non era colpa di Minor se non aveva portato a termine il suo compito, piuttosto qualcuno dall’alto aveva sbagliato nell’affidarlo a lui.
Angel era uno dei “traghettatori” più anziani ma raramente svolgeva quel compito adesso. Veniva chiamato solo nei casi più complicati ed ora, dall’alto della sua lunga esperienza, si occupava principalmente d’istruire i nuovi arrivati. Il compito dei “traghettatori” era semplice. Venivano inviati sulla terra una settimana prima che la persona affidatagli doveva morire e in quel lasso di tempo entravano in contatto con loro. Non era chiaramente un contatto fisico ne mentale era piuttosto un qualcosa a livello emotivo. Li preparavano ad accettare quello sarebbe accaduto di lì a breve senza nemmeno che quelle persone se ne rendessero conto. Il contatto vero e proprio avveniva solamente negli ultimi istanti prima della morte, pochi secondi.
Stava controllando le relazioni fatte da alcuni studenti quando Alamo gli andò in contro. Alamo era uno dei pochi che aveva più esperienza di Angel, era arrivato in quel luogo un centinaio di anni prima. Erano grandi amici i due ed Angel era stato un suo allievo. Tutto quel che sapeva lo doveva a lui.
Sin dal primo giorno Alamo aveva capito quanto fosse speciale Angel, quanto fosse portato per ricoprire quel ruolo e il tempo gli aveva dato ragione. Aveva dovuto “lottare” parecchio per convincere il Gran Consiglio a far diventare Angel un traghettatore perché lui aveva un dono speciale che per quel ruolo poteva diventare un ostacolo insormontabile. Angel aveva il dono di riuscire a vedere come sarebbe stato il futuro di quelle persone che andava a traghettare se avessero vissuto interamente la loro vita.
Capì subito che qualcosa non andava, lo sentì attraverso l’energia che il suo amico emanava. Alamo gli sedette al fianco e raccontò quanto era accaduto.
Un giovane traghettatore mandato sulla terra a prelevare un uomo che sarebbe stato investito da un’auto, era apparso per errore al conducente della vettura. Questi impaurito aveva sterzato di colpo e invece d’investire l’uomo aveva preso in pieno una bambina che non c’entrava nulla. Purtroppo in questi casi non era possibile tornare in dietro, anche gli angeli commettevano errori, ma era necessario l’invio di qualcuno con un potere molto grande a sbrigare l’incresciosa faccenda. In effetti non essendo il suo momento, la bambina non avrebbe potuto vedere l’angelo e non avrebbe potuto seguirlo nella luce rischiando di rimanere intrappolata per sempre in una sorta di limbo. Per questo motivo il Gran Consiglio aveva deciso di mandare Angel, lui poteva.
Era seduto sulla poltrona della camera dov’era ricoverata la bimba in rianimazione. La stanza era buia, silenziosa, solamente il rumore dei macchinari che la tenevano in vita rompevano quel silenzio assoluto. La guardava con dolcezza, i lunghi capelli corvini ordinati e puliti, come il suo viso. Vedendola così sembrava stesse dormendo e dava l’idea che da un momento all’altro si svegliasse. Purtroppo non era così, i traumi riportati nell’incidente erano devastanti, i dottori non avevano dato molte speranze alla famiglia, erano sicuri che non ce l’avrebbe fatta, per loro era solo una questione di tempo. Angel sapeva bene quanto le rimaneva, una sola settimana.
Molte volte era stato difficile fare il suo “lavoro”, quante vite innocenti aveva dovuto accompagnare, quanto dolore aveva visto in chi rimaneva senza potersi dare una spiegazione. Lui sapeva che una spiegazione c’era, che la vita terrena non era altro che un’espiazione, un ciclo alla fine del quale la ricompensa era la purezza, la Luce. Purtroppo però non sempre le persone che aveva prelevato erano alla fine di quel ciclo ed allora era ancora più doloroso svolgere il suo compito.
Uscì dalla stanza e si proiettò in sala d’aspetto, riconobbe immediatamente la madre della bimba, il viso stravolto dal dolore, gli occhi gonfi dal pianto, se ne stava lì, seduta, inerme, incapace di credere a quel che era successo, riusciva a sentire che quella donna aveva la morte nel cuore ed era straziante. Nemmeno uno come lui poteva abituarsi a certe cose, nonostante ne avesse viste tante nella sua lunga esperienza. Le si avvicinò e le posò una mano sulla guancia riuscendo a calmare i suoi singhiozzi disperati.
Tornò in camera e si concentrò sulla bambina iniziò ad infonderle un po’ del suo calore e in quel momento accadde qualcosa d’inaspettato. La bambina per un attimo aprì gli occhi, lo guardò. All’inizio pensò che fosse la sua immaginazione ma poi lei gli parlò.
“Ciao” disse con la voce flebile come un sussurro.
Angel non si scompose ma era una cosa molto strana, mancava una settimana e lei non avrebbe dovuto vederlo.
“Ciao Irene” le sorrise dolcemente.
“Sei un angelo? Sei qui per me? Come ti chiami?”
Le sue parole lo colpirono ancora di più, come faceva a sapere chi fosse?
“Cosa te lo fa pensare?” le chiese.
“La tua luce, è bellissima, è grande e calda, la sento da qui” si sforzava a parlare.
“Io mi chiamo Angel e si, sono qui per te, ma è ancora presto, ora cerca di dormire.”
Soffiò nella sua direzione e quando il suo respiro la raggiunse la bimba si addormentò.
Ne aveva viste tante fino ad allora ma una cosa così non gli era mai capitata, lo aveva toccato e in un certo senso sconvolto, quanto accaduto. Tornò in cielo e cercò subito Alamo al quale raccontò tutto per filo e per segno.
Lui lo ascoltò con attenzione e poi gli spiegò che c’erano alcune persone che avevano doti particolari, per sensibilità e bontà d’animo che le rendevano in qualche modo speciali. Erano persone che credevano fermamente nella Luce e che in particolari situazioni di stress emotivo e fisico potevano vedere cose al di fuori del comune, erano in un certo senso predisposte ad accettare cose inspiegabili, la loro era una mente molto più aperta dei comuni mortali. Era già capitato in passato, non c’era da preoccuparsi ma era meglio evitare troppi contatti per non farsi coinvolgere oltre, si raccomandò particolarmente Alamo.
Angel era di nuovo nella camera, i raggi del sole la inondavano di luce, guardava la mamma di Irene, era trascorsa una sola notte e sembrava invecchiata di 10 anni. Il dolore fa questo effetto pensò, puoi capire se una persona soffre o è malata semplicemente guardandola. Rimase lì per tutto il giorno cercando di dare un po’ di conforto a quell’anima in pena e continuando ad infondere il suo calore nella piccola creatura che dormiva nel letto.
Erano più o meno le tre di notte, per gli angeli il tempo non era una dimensione vera e propria a differenza di tutta la gente normale, per loro scorreva in maniera diversa, un anno poteva passare in un lampo e un minuto essere eterno. Era assorto nei suoi pensieri quando la sentì ancora.
“Angel è ora di andare?”
Lui si alzò e le andò vicino, gli tornarono in mente le parole di Alamo ma non gli diede ascolto. La bambina aveva gli occhi aperti e lo fissava, erano di un azzurro intenso, del colore del cielo e la sua espressione era serena, sembrava quasi sorridergli.
“Ciao Irene, stai tranquilla, quando sarà ora te ne accorgerai da sola, ci manca ancora un po’.”
“Perché sei qui allora?”
“E’ complicato” sorrise.
“Hai paura che scappi?”
Questa volta era decisamente un sorriso quello che comparve sul viso della bimba. Angel si commosse a quelle parole, sapeva di dover morire ma non dimostrava nessun timore e riusciva anche a scherzarci su.
“Vorresti scappare?” Le chiese.
“No, quando ci sei tu sto bene ma…” lasciò la frase a metà.
“Ma cosa?”
“Ho paura Angel.”
“Non devi avere paura piccola, sono qui per questo io, per aiutarti.”
“Beh sono una bambina, è normale che abbia paura. Mi stringeresti la mano?”
Avrebbe tanto voluto farlo, prendere quella piccola manina bisognosa di conforto e protezione ma sapeva bene a cosa andava incontro. Di certo non poteva mentirle.
“Vorrei tanto farlo Irene ma sai…” cercò il modo per spiegarle la sua situazione.
“Io ho un dono che non controllo e se ti toccassi vedrei delle cose sulla tua vita.”
“E che c’è di male?” Gli chiese la bimba.
“Non ho nulla da nascondere e tu sei un angelo, se sei qui sono stata brava” sorrise dolcemente cercando di riprender fiato.
Sorrise anche Angel.
“Non vedrei il tuo passato, vedrei il tuo futuro e non mi è consentito farlo.”
“Non capisco” adesso lo guardava incuriosita.
“Cosa non capisci?”
“Se sei venuto a prendermi io non ho un futuro, giusto?”
“Sei una bimba curiosa e intelligente.”
“Il mio dono è proprio questo, posso vedere come sarebbe stata la vita delle persone se…”
“…se non fossero morte?” lo anticipò lei.
“Esatto!”
In quel momento sentì il richiamo di Alamo, gli sembrò che fosse molto inquieto. Decise di andare a parlargli e approfittare per riposare un po’. Nel periodo in cui Irene rimaneva cosciente era lui a fornirle le energie per non stare male e questo lo affaticava molto.
“Adesso devo riposare un pochino Irene e devi farlo anche tu. Ti prometto che continueremo la nostra conversazione molto presto.”
“Va bene Angel, ti aspetto qui, non vado da nessuna parte. Promesso!” il suo sguardo era sereno. Il solito soffio la fece sprofondare nel sonno.
Angel raggiunse subito il suo amico che lo rimproverò per quanto stava facendo.
“Cosa ti è saltato in mente Angel? Ti dico di avere meno contatti possibili e tu fai tutto il contrario? Non va bene amico mio, non va affatto bene!”
“Calmati Alamo, so quel che faccio. Quella bambina è speciale, lo sento. Ha una forza interiore, un’aura splendente, inizio a pensare che il suo non sia stato solamente un incidente.”
Lo guardava serio, era convinto di quel che diceva. L’altro invece non riusciva a credere alle sue parole.
“Devi essere impazzito Angel. Ma lo senti cosa stai dicendo? Non starai mica pensando?” Non finì di pronunciare quella frase, il pensiero che gli era balenato in mente era terribile ma l’altro che lo aveva captato confermò.
“Si, sto pensando proprio quello. Credo che L’Oscurità c’entri qualcosa.”
“Non farlo più, lo sai che è vietato!”
“Cosa?”
“Non leggere i miei pensieri.”
“Non li ho letti, mi è bastato vedere i tuoi occhi impauriti per sapere a cosa stavi pensando” gli sorrise.
“Non c’è nulla da ridere Angel” disse stizzito, poi continuò.
“Mettiamo che il tuo presentimento sia giusto, cosa vorresti fare? Andare al Gran Consiglio e chiedere di leggere la mente di Lazar per vedere se è entrato in contatto con l’Oscurità? E con quali prove? Un tuo presentimento? Dai non farmi ridere Angel! Tu devi fare solamente una cosa, far passare questi cinque giorni che rimangono senza interferire oltre con la bimba e lasciare che le cose facciano il loro corso. Devi metterti l’anima in pace!”
“E come faccio a mettere l’anima in pace con questo pensiero tremendo che porto? Non sarebbe la prima volta che l’Oscurità tenta di cambiare le carte in tavola e se non continuiamo a vigilare prima o poi ci riuscirà e lo sai anche tu quello che accadrà…” lo guardò.
“Sarà un disastro! Ora devo andare ma grazie per la chiacchierata Alamo.”
“Non fare sciocchezze Angel!”
Non ebbe il tempo di terminare la frase, l’altro era già nella stanza della sua piccola amica che sentì subito la sua presenza.

Votalo!

1 COMMENTO

  1. Un racconto emotivamente intenso in cui mi sono immersa completamente sin dall’incipit. La trama, anche se non molto originale, suscita curiosità… non vedo l’ora di leggere il seguito! Lo pubblicherai il seguito, vero?
    Complimenti.

    5/5

    5/5

    5/5

    5/5

    5/5

LASCIA UN COMMENTO