Affinità 4.43/5 (7)

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La vita compensa. Quasi sempre. Per cui se l’infanzia è scivolata via senza la giusta quantità di aria sul viso e di corse sui prati, può accadere che l’adolescenza resti avvinghiata addosso come un mantello legato stretto al collo che sgualcisce ma non molla la presa. Ma chi conosce la giusta misura di aria sul viso o di prati da percorrere? Io no. Non so niente, io. Sono solo quel che resta della consapevolezza di un unico, misero, essere umano. Dico “misero” perché misera è l’esistenza su questa terra per ognuno, anche se non tutti se ne avvedono. Racconterò i ricordi che ancora custodisco così come affioreranno, vi prego di collegarli tra loro, al fine di restituirmi al mio legittimo proprietario.
Questa notte ho sognato Lucas. Nei sogni sai chi incontri anche se cambiano le voci, i lineamenti e i luoghi. Come la prima volta che ci incontrammo, anche nel sogno lui è sceso dal piccolo palco della sala appoggiandosi alla mia spalla. Non era come gli altri che mi si erano avvicinati quella sera, tutti ragazzini arrapati e mezzi ubriachi! Lui era simpaticissimo e carino, anche. La mia amica Stella sosteneva che non si trattasse di un gran figo, ma cosa ne sapeva lei! Diceva che non mi vedeva innamorata, che mi stavo accontentando. Ho finito per crederle, ma oggi so che pensava quelle cose perché per una volta non ero ossessionata dal tizio con cui uscivo! Lucas mi rendeva serena, mi faceva ridere, ma soprattutto c’era una grande sintonia tra i nostri movimenti. Ballare con lui era un po’ come ballare da sola. Può capitare di danzare con ritmi differenti, incompatibili, invece con lui non accadeva mai! Quanto è stato divertente quel periodo della mia vita! Poi è finito come finiscono le cose belle: sfumando. Ero troppo presa da quell’adolescenza prolungata che doveva restituirmi chissà quali gioie. Invece poi la vita mi ha voltato le spalle e tutto mi è precipitato addosso.
A volte basta un brutto evento non elaborato per segnare una vita, non importa molto quale esso sia. A un certo punto mi sono sentita come un concorrente di quello stupido programma sui pacchi. Quello in cui o accetti l’offerta di una cifra mediocre rispetto a quanto ancora ti è possibile ottenere, oppure vai avanti sperando di esser fortunato, ma può accadere anche che ti ritrovi con “un lombrico” come vincita. Il pubblico esulta finché vai avanti! Nessuno ti dice “prendi i soldi sicuri e torna a casa”! Tutti a dire che bisogna essere ambiziosi. Tutte Stelle che ti dicono che Lucas è troppo poco per te, che tu meriti di più. Ma che ne sanno le Stelle di notti buie come questa? Come donna mi sento un fallimento! Sarà per questo che non trovo più quella sintonia con nessuno. Gli uomini non mi notano, oppure, al limite, m’illudono un po’ e poi spariscono. Eppure ho raggiunto grandi traguardi: la laurea, il dottorato, questo posto di preside nella scuola più prestigiosa della città! Perché gli uomini non mi vogliono nonostante tutti i miei successi? Sono brutta? Ho un cattivo odore? Non è neppure questo! Lo so perché da un po’ mi sono iscritta a un sito d’incontri, così, tanto per vedere cosa succede… qui è tutto anonimo, non ho neppure messo foto. Tuttavia anche in questo contesto nessuno mi apprezza, vengo fraintesa e a volte anche derisa. È come se avessi perso la capacità di sintonizzarmi con l’esterno.
A volte penso che se fossi nata uomo forse sarebbe stato più semplice. Allora lo faccio! Così, tanto per vedere cosa succede. Creo un profilo maschile su uno di quei siti per incontri! Questa volta non sbaglierò: sarò un vincente. La cultura non mi manca, d’ironia ne ho da vendere. In più sarò sposato. Non so perché, ma sembra garantire fascino sul gentil sesso. Forse il fatto che qualcuno ha “acquistato” quel pacco conoscendone il contenuto non rende “lombrichi” agli occhi altrui. Le donne sembrano cercare il romanticismo, ma poi vanno sempre sul sicuro. È questo che ho detto a Stella l’altra sera: lei parlava tanto d’ideali quand’eravamo ragazzine, ma poi ha scelto la vita comoda, accanto a quel brav’uomo che non le provoca brividi ma è sempre presente. Le ho detto pure che è tutta colpa sua se non sono rimasta con Lucas. Se l’è presa! Dice che neppure se lo ricorda questo Lucas e che sono una matta. Da allora non l’ho più vista. Che si fotta. Il profilo è pronto! Sarà il mio piccolo segreto.
È bello confrontarsi con gli altri, scambiarsi opinioni, consigliarsi letture… Da quando sono andato in pensione questo sito è il mio passatempo preferito. Le donne poi! Se volessi potrei incontrarne almeno una a settimana! Ma non mi sono iscritto per conoscer donne. Non tanto perché sono felicemente sposato, quanto piuttosto perché non ne sento l’esigenza. Anche se… a dir la verità una persona che mi ha davvero incuriosito ci sarebbe. Lei è tutto l’opposto di me. Si esprime goffamente, quasi come se inciampasse continuamente nelle parole. Eppure con lei mi sento in sintonia, quasi come se scrivessi a me stesso.

Votalo!


15 COMMENTI

  1. L’incipit è strepitoso. Mi ha incollata a leggere, catturandomi totalmente. Il ritmo è nel fluire della vita? Nei ricordi? Nelle riflessioni? io l’ho percepito in queste cose. Tutte le stelle per te. Brava!

    • Grazie Alessandra! Sì, c’è anche il ritmo dei suoi balli con Lucas… ma sono più che altro una metafora… 😉

  2. Mi piace il tuo stile e amo in particolare l’uso sapiente che fai delle metafore.
    Mi è mancato un po’ il tema “amanti” che è solo accennato, ma va bene così… il finale non mi ha deluso: sottile e intelligente! Brava!
    (Due sciocchezze perché nessuno dimentichi che nasco rompipalle: 1) prima di “Tutte le Stelle…” c’è un punto con uno spazio che lo precede; 2) i tre puntini di sospensione vanno attaccati alla parola che li precede e staccati da quella che segue😉)

    • mi sa che non hai capito il finale… (oppure non l’ho capito io, ma propendo per la prima ipotesi!)

  3. … è una lei che a un certo punto decide di creare un profilo da uomo, diciamo per gioco… nel finale parla il suo alter ego maschile, che nel frattempo è diventato sempre più “reale” nella psiche di lei, tanto che “lui” è attratto dalla sua personalità femminile, grazie agli incontri che le moderne tecnologie permettono.
    Grazie a tutti per i commenti e per le correzioni! Fai bene a “rompere” Giovanna, la cura dei particolari è essenziale 😉

  4. Ho trovato geniale l’inversione di genere tra il personaggio reale e quello virtuale: usi il femminile riferendoti alla donna vera e il maschile quando fai parlare l’uomo nato dalla sua immaginazione. Non avevo colto l’attrazione che nasce tra la donna e il suo alter ego, ma è stata una mia disattenzione. Brava!

  5. La storia è molto originale soprattutto nel finale volutamente ambiguo. Come è già stato detto un incipit che cattura con la metafora “aria sul viso” e “prati da percorrere” azzeccatissima. Tutte le stelle per il tuo racconto.

  6. ciao Sofy
    l’incipit è affascinante ma a un’attenta rilettura lo vedo contrastante con il finale. Provo a focalizzare il punto della questione: “La vita compensa. Quasi sempre.” il quasi sempre fa pensare che in questo caso non ci sia stata compensazione, ma poi nel finale spunta il protagonista che nelle sue parole sembra che una compensazione l’ha avuta, qualcosa di bello lo trova, “È bello confrontarsi con gli altri, scambiarsi opinioni, consigliarsi letture…”, ha un passatempo preferito, il sito, nel quale s’è perso fino a diventare schizofrenico… ecco, per me, la mia chiave di lettura di questo racconto sta nella schizofrenia del/della protagonista… e l’idea è davvero interessante, associata all’affinità/sintonia 🙂 penso tuttavia che un racconto con un limite di 5000 battute si presti male a questo: troppe cose restano fuori (i passi che uno dopo l’altro lo portano a questo sarebbero tanti, magari piccoli, ma tutti importanti, ed è proprio questo che manca), mentre altre, che tu hai scelto di sottolineare (una su tutte il parallelismo con il gioco dei pacchi) hanno fin troppo spazio. Aggiungo che la scelta del gioco dei pacchi è limitante: io che non guardo quel gioco, e che quindi non so nulla di quel gioco, non ho gli strumenti per tradurre il “linguaggio” del protanista 🙂 ma mi sto perdendo nella divagazione sul gioco del pacchi, scusa… tornando al racconto, a differenza degli altri tuoi scritti, questo l’ho trovato decisamente pesante alla lettura, forse anche per colpa della formattazione compatta stile mattone… una domanda sorge spontanea, ma avevi idee chiare su quel che volevi scrivere oppure ti sei lasciata portare dal flusso della scrittura? Anzi, riformulo la domanda – perché qualcosa mi dice che le idee le avevi chiare su quel che volevi scrivere – avevi chiaro come arrivare a costruirlo in maniera funzionale a ciò che volevi dire? 🙂

  7. Grazie per i commenti! 🙂
    “La vita compensa. Quasi sempre” per me è collegato soprattutto a quanto segue piuttosto che al finale. Per essere più chiari, non volevo dire che nel caso della/del protagonista questo non era accaduto, anzi! Sostenevo proprio che in questo caso la compensazione arriva, fa un lungo giro ma arriva. Forse senza quel “quasi sempre” il messaggio era più chiaro? Possibile, eppure mi suonava troppo bene per ometterlo, oltre al fatto che non penso di poter affermare con certezza che in ogni caso e situazione la vita compensi, per cui ho preferito togliere di mezzo quel “sempre” omesso (che m’infastidiva) con un “quasi”! 🙂
    I passi che portano alla schizofrenia li ho volutamente celati. Con questo ti spiego anche il perché della scrittura “a mattone”… Inizialmente volevo mettere i tre momenti della storia in un ordine casuale (tipo prima l’uomo che parla, poi il sogno, poi la decisione del profilo maschile…) e nell’incipit avrei scritto: “Racconterò i ricordi che ancora custodisco così come affioreranno, vi prego di metterli in ordine per me, al fine di restituirmi al mio legittimo proprietario” tuttavia poi ho pensato che poteva rendere davvero la lettura troppo complicata, allora ho preferito questa seconda opzione. Forse potrei dividere maggiormente i tre momenti con un -? L’idea di dare maggior spazio ai momenti di transizione però non mi è proprio passato per la mente, perché queste tre fasi rappresentano gli unici momenti rimasti nella consapevolezza del/della protagonista ed essendo la consapevolezza a raccontarceli, di più non può offrirci.
    Sul gioco dei pacchi che dire! Ne ho scelto uno tra i tanti che mandano in onda, non che io sia un’amante ma si prestava bene a quanto volevo trasmettere, per cui forse sì, anche se ho cercato di spiegare bene le dinamiche del gioco, forse ho tagliato fuori alcuni lettori, mea culpa! 😀

    • grazie a te per l’approfondimento 🙂 le scelte dell’autore sono indiscutibili, e infatti non era mia intenzione farlo prima né farlo ora… fondamentale, per me, è nella composizione di un racconto vi siano anche delle scelte consapevoli dell’autore, e mi hai dimostrato che in questo caso così è stato 😉 non era posta a caso la mia domanda finale 😀 😀 😀
      Sì, condivido che sull’incipit è stato il “quasi sempre” che non hai voluto omettere a condizionarmi… forse l’avrei tolto, in fin dei conti il racconto è in prima persona e proprio in virtù di questo come autrice non dovresti porti il problema di cosa puoi affermare o meno con certezza 😉
      questa sera guarderò il gioco dei pacchi, mi servirà a capire meglio quel che volevi trasmettere 😀

  8. Bel racconto, nonostante l’amarezza di cui é ‘impastato’… per questo spero siano assenti elementi autobiografici 😉
    L’unica pecca é la formattazione, un po’ pesante per la lettura, avrei preferito più spazi… ma è una mia personale antipatia per i blocchi di testo (forse la tua é una scelta stilistica che non ho colto, scusami).

  9. Grazie Eddy 🙂 sì in effetti l’idea era quella di dividere con gli spazi le varie fasi del racconto (per cui all’interno dello stesso periodo effettivamente fa l’effetto mattone che hai notato)… Elementi bibliografici dici? No, ma di cosa parli? Io sono un uomo felicissimo 😀 😀

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